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Il Padre Nostro per come lo conosciamo è corretto o no? Ad avanzare il dubbio è nientemeno che Papa Francesco. Nella preghiera Dio che ci induce in tentazione "non è una buona traduzione", afferma il Pontefice nella settima puntata del programma "Padre nostro". "Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice 'non mi lasci cadere nella tentazione': sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito. Quello che ti induce in tentazione è Satana, quello è l'ufficio di Satana", sottolinea Francesco.

Il Papa dialoga con il giovane cappellano del carcere di Padova, don Marco Pozza, nell'introduzione di ogni puntata. Nella settima ospite il filosofo Umberto Galimberti, secondo cui "l'ottimismo del cristianesimo non esiste in altre culture". Dalle risposte del Papa a don Marco è nato anche il libro "Padre nostro". Della controversia sulla preghiera si è parlato in queste settimane quando in Francia si è detto appunto addio al vecchio "Padre Nostro". Dopo anni di discussioni sulla giusta traduzione, la nuova versione francese non include più il passaggio "ne nous soumets pas à la tentation" ("non sottometterci alla tentazione"), che è stato sostituito con una versione ritenuta più corretta: "ne nous laisse pas entrer en tentation" ("non lasciarci entrare in tentazione").

Secondo quanto ha scritto "Le Figaro", la prima formula – "non sottometterci" – ha fatto credere a generazioni di fedeli che Dio potesse tendere in qualche modo una sorta di tranello, chiedendo loro di compiere il bene, li "sottometteva" alla tentazione del male. "La frase attuale lasciava supporre che Dio volesse tentare l'essere umano mentre Dio vuole che l'uomo sia un essere libero", ha commentato il vescovo di Grenoble, monsignor Guy de Kerimel, citato dal giornale. Dopo mezzo secolo la Conferenza episcopale transalpina ha quindi optato per la nuova traduzione del Notre Père.