In cucina viene utilizzato moltissimo, dagli spiedini di carne alle zuppe, ed è anche un ottimo rimedio naturale. Stiamo parlando dell’addauru, cioè l’alloro, impiegato sin dall’epoca dei greci, una delle erbe che caratterizzano la cucina siciliana. L’alloro è talmente importante e diffuso in Sicilia da essere diventato un prodotto agroalimentare tradizionale.

Questa piante appartiene alla famiglia delle Lauraceae e si presenta come un arbusto di varie dimensioni. L’albero può raggiungere anche i 10 metri di altezza ed è una pianta perenne. Il fusto è eretto e la corteccia di colore verde-nerastro. Le foglie sono verde scuro e il profumo è inconfondibile. I siciliani hanno sempre usato l’alloro per le loro ricette: le foglie si raccolgono a mano e vengono fatte essiccare all’ombra. Si conservano in sacchetti di carta o di plastica, per uso alimentare.

In Sicilia sono tanti gli appuntamenti dedicati all’addauru. A Capizzi, in provincia di Messina, si celebra l’alloro nella notte tra l’1 e il 2 settembre, perché ha un ruolo rituale e simbolico. A Forza d’Agrò l’alloro viene benedetto il lunedì di Pasqua. A Tortorici e Ficarra c’è la processione dell’alloro a gennaio. I festeggiamenti sono ricollegati alla simbologia della pianta con l’Albero Cosmico: l’albero dell’ero solare che vince le tenebre e purifica.

Per utilizzare l’alloro, si prendono le foglie fresche o essiccate. Se aggiunte ai piatti a lunga cottura, rilasciano tutto il loro aroma. Sono perfette per gli stufati di carne e pesce, per le zuppe, le marinate e i sughi. L’addauru si abbina bene con fagioli, selvaggina, lenticchie, patate, risotto, crostacei, minestre e pomodori. Ricordate, però, di eliminare le foglie dopo la preparazione!