A circa 35 chilometri da Enna, sul monte Teja, in posizione dominante sul lago Pozzillo, si trova uno dei centri siciliani più antichi: Agira. Sorge sul sito dell’antica città greca Agyron, Agyrium per i romani. Secondo Diodoro Siculo, che qui nacque, la città aveva origini sicule. Nel 339 a.C. vi fu dedotta una colonia di 10.000 greci. Ai tempi di Cicerone, che la cita nell’In Verrem, era una città ricca.

La storia di Agira

Le origini di Agira sono antichissime e dallo studio di alcuni reperti preistorici si è potuto documentare che inizialmente la città fu popolata, circa 30.000 anni fa, quando l’isola era ancora unita alla penisola italica.

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Alcuni nomadi di origine afro-asiatica, già evoluti nella lavorazione di armi di selce, cacciatori, agricoltori, pescatori e forse anche allevatori, si arroccarono sul Monte Teja, perdendo gradualmente le loro originarie caratteristiche per trasformarsi in popolazioni stanziali.

Nell’Area di Agira esistono tracce di abitati umani del Paleolitico, Neolitico ed Età del Bronzo. I popoli più antichi della Sicilia sarebbero stati, secondo quanto scrive Tucidide, ispirandosi ai miti del tempo, i Ciclopi (o Giganti) e i Lestrigoni (o Lotofagi), che avrebbero abitato anche il Monte Cuccio di Palermo.

Non si sa se i Sicani fossero un popolo indigeno, come essi stessi avrebbero affermato in epoca contemporanea a quella di Tucidide, o se fossero, invece, una popolazione di origine iberica trasferirtasi in Sicilia dopo essere stata scacciata dalla zona iberica del fiume Sicano, oggi Segra.

I Sicani, intorno al II millennio a.C., abitarono alcune grotte naturali o artificiali dell’isola, alcune delle quali ancora osservabili ad Agira (ove sono state rinvenute delle ossa umane riferibili a questo periodo), ad Alia e in località Gulfa.

La città di Agira, forse la più antica delle città sicane, prende probabilmente il nome da uno dei capi Sicani, Agiride, che la fondò. L’origine del nome, comunque, potrebbe anche connettersi alla presenza di una miniera d’argento vicino alla città, da argyros, che in greco significa argento.

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Recenti scavi archeologici, condotti dall’Associazione Regionale SiciliAntica e diretti dalla Soprintendenza di Enna nella persona dell’archeologa Beatrice Basile, hanno permesso di rintracciare nell’area del castello medievale, cospicui resti della città greca (abitato e zecca dei secc. V-IV a.C.).

Durante il Medioevo il monastero greco della città era uno dei più importanti della Sicilia. Alla fine dell’XI secolo ne è scomparsa ogni traccia e nell’ultimo decennio del secolo il monastero di Agira è popolato da monaci benedettini.

Le Cassatelle di Agira

Foto di Veronica Grazia Zuccarello

Impossibile, dopo la storia, non parlare di una delle delizie di questo territorio: le cassatelle di Agira. Hanno forma di mezzaluna, preparata di pasta frolla, tenera e color giallo oro spolverata di zucchero a velo, con un ripieno di un impasto di cacao, mandorle tritate, farina di ceci, zucchero e scorza di limone essiccata, con eventuale aggiunta di cannella.

Foto di Enza Stasuzzo