Parole Siciliane da scoprire.

  • Amunì, origine e significato della tipica esortazione usata dai Siciliani.
  • Si tratta di un invito ad andare, ma anche a darsi una mossa.
  • Esiste anche nella forma “Amunìnni“.

Amunìnni, picciotti!“: avrete sicuramente sentito dire un’infinità di volte questa frase – e non solo se siete siciliani. Viene citata nei film, nelle fiction televisive e in tantissime pagine della letteratura ambientata sulla nostra isola. Letteralmente significa “Andiamo, ragazzi!”, ma il senso che sta dietro le semplici parole è ancora più profondo. Amunì è un invito all’azione, a darsi una mossa, a darsi da fare. Un incoraggiamento, anche. Lo potete usare di fronte a qualcuno che ha perso la voglia e la speranza, ad esempio, magari accompagnandolo con un eloquente gesto che invita ad alzarsi. Si tratta di una di quelle espressioni che bisogna necessariamente conoscere prima di visitare la Sicilia (per i siciliani, è nota già di default). Proprio perché si tratta di un autentico modo di dire, abbiamo pensato di approfondirlo e conoscerne origine e significato.

Origine di Amunì

A illuminarci in merito all’argomento Amunì origine e significato è Gaetano Basile. Lo scrittore palermitano, nel suo “Dizionario sentimentale della parlata siciliana” ci dà una definizione chiara ed esaustiva. Se la traduzione non è un problema, lo è un po’ di più la ricerca etimologica. Gli studiosi hanno sempre pensato a una radice spagnola, magari andalusa o castigliana, che si è deformata nel corso del tempo. “La dottoressa Teresita Da Roca y Capell di Barcellona – spiega Basile – è del parere che il nostro lemma venga pari pari dal catalano della zona di Lleyda-Agramunt, dove si usa ancora amùnt, che si pronuncia amunì, nel senso esatto di andiamo”. Ma le curiosità non finiscono qui.

Gaetano Basile ci racconta che secondo l’insigne grecista ragusano Gaetano G. Cosentini, l’origine è da rintracciare nel verbo greco àmino (scritto amuno) che significa “tenersi lontano, spostarsi da un luogo”. Da cui sarebbe nato il nostro esortativo
imperativo, che diventa àmune. I siciliani, che amano accentare l’ultima sillaba e sostituiscono le “e” con le “i”, sono dunque arrivati al ben noto amunì. E da qui è derivato anche quell’amunìnni da cui è iniziato il nostro viaggio alla scoperta della lingua e delle parole siciliane.

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