Le tradizioni della mattanza

  • Cialoma, il canto dei tonnaroti siciliani.
  • Con questi versi i pescatori davano il ritmo alle operazioni.
  • Parole propiziatorie e di buon auspicio per la loro pesca.

Camminando nelle tonnare, sembra ancora di poterne sentire i suoni. Sembra quasi che si possano vedere i tonnaroti al lavoro, intenti a pescare e faticare nel rito della mattanza. Sì, avete letto bene: rito. Nella terra di Sicilia, la pesca del tonno non è mai stata semplicemente un’attività economica. È stata, invece, sempre una questione di tradizione, un rituale ancestrale che lega l’uomo e il mare. Li lega in modo particolare, perché lo scambio che avviene non è esattamente reciproco, ma si svolge con il massimo rispetto.

I siciliani, infatti, hanno da sempre con il loro mare un rapporto speciale. Fonte di sostentamento, potente elemento da temere, ma anche prezioso amico che culla dolcemente quando è placido. D’altronde, l’isola è una Sicilia, quindi non può esistere senza avere intorno tutta quell’acqua salata.

Cialoma, la formula magica dei pescatori siciliani

Le località che hanno basato storicamente la propria economia sulla presenza di una tonnara, conoscono a memoria i versi della Cialoma. Si tratta di un antico canto popolare, di origine araba, che scandiva il ritmo dei movimenti dei tonnaroti. Versi da intonare prima, durante e dopo la pesca del tonno. Un connubio di sacro e profano, che invoca i Santi per avere una pesca ricca. Riti propiziatori, che affondano le radici nella notte dei tempi e si tramandano da una generazione all’altra.

Per omaggiare questa tradizione, abbiamo pensato di riportare il testo della Cialoma di Favignana.

Il testo completo del canto dei tonnaroti

Aiamola e vai avanti/ Aiamola, aiamola/
Aiamola, aiamola/ Aiamola, aiamola/
Gesù Cristu cu li Santi/ Aiamola, aiamola/
Aiamola, aiamola/ Aiamola, aiamola/
E lu Santu Salvaturi/ Aiamola, aiamola/
E criasti luna e suli/ Aiamola, aiamola/
E criasti tanta genti/Aiamola, aiamola/
Virgini Santa parturienti/Aiamola, aiamola/
Virgini Santa parturiu/ Aiamola, aiamola/
Fici un figghiu comu a Diu/ Aiamola, aiamola.

E assumma ‘u corpu/ ‘Gnanzù/
San Cristofaru/ ‘Gnanzù/
granni e grossu/ ‘Gnanzù/
‘su purtava/ ‘Gnanzù/
Gesù addosso/ ‘Gnanzù/
‘su lu figghiu/ ‘Gnanzù/
di Maria/ ‘Gnanzùùùùùù/
‘su Maria/ ‘Gnanzù/
Maddalena/ ‘Gnanzù/
‘su di Grazia/ ‘Gnanzù/
Fustivu prera/ ‘Gnanzù/
‘su di grazia/ ‘Gnanzù/
‘ncurunata/ ‘Gnanzù/
‘mmaculata/ ‘Gnanzùùùùù, ‘gnanzùùùùùù.

E lina, lina/ lina,lina/
E lina, lina/ lina, lina/
Chi beddi occhi teni/ ‘a signorina/
chi beddi occhi teni/ ‘a signorina/
E lina, lina/ lina,lina/
E lina, lina/ lina, lina/
Chi beddi cosci teni/ ‘a signorina/
chi beddi cosci teni/ ‘a signorina/
E lina, lina/ lina,lina/
E lina, lina/ lina, lina/
E ci la ramo ‘o rais/ ‘a signorina/
e ci la ramo ‘o rais/ ‘a signorina/
e sia biniritto lu nome di/ Gesù!

Foto: Michele TestiniLicenza.

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