Quando i bambini vedevano arrivare alle prime case del paese il vecchio pescatore di fiume, carico di nasse piene di anguille e trote argentate, subito lo fermavano tra gli schiamazzi e gli si mettevano attorno: – Pisciàru, pisciàru, resta qua, non scappar via, non te ne andare a vendere il tuo pesce prima di averci raccontato la storia del Riìddu, l’uccellino più piccolo che c’è!…

E il pisciàru, togliendosi il cappello di paglia e mettendosi a sedere su un sasso, raccontava ancora una volta con la voce melodiosa e roca ma stanca che ha l’usignolo di fiume prima di addormentarsi sotto l’ala, aspettando di vedere le loro faccine incantesimate, la storia nata nei tempi remoti quando Dio diede il nome alle cose e agli animali del creato:

– Una volta, tutti gli uccelli dell’universo fecero una gara a chi volava più in alto, chi vinceva era lui il re. Senza farsi vedere né sentire, l’uccellino più piccolo che c’è si mise sull’ala dell’aquila, e quella acchianò, acchianò, acchianò, chissà dove arrivò l’aquila maestosa!?… Ma, a un certo punto, disse: “Basta! Non ce la faccio più, ritorno a terra, tanto non vedo nessun altro uccello che sia stato capace di salire fin quassù!”. Allora, l’uccellino più piccolo che c’è ammiscò una steccata e acchianò più su dell’aquila.

Tutti gli altri uccelli si misero a gridare lanciando alti strepiti: “È iddu u re, u re è iddu!”. E così, l’uccellino più piccolo che c’è diventò il re degli uccelli e prese il nome di Riìddu.

Testo di Marinella Fiume