I reati commessi da Antonio Corica e Antonio Ferlito, i due medici arrestati a Letojanni (leggi qui) constano di "cinque alfabeti". Truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici sono le accuse mosse ai due dottori, almeno secondo i magistrati. Attraverso telecamere nascoste, intercettazioni ambientali e telefoniche, la polizia ha messo tutto nero su bianco, per così dire. Ad esempio "su un turno articolato in servizio notturno con inizio ore 20 e fine ore 8, poi prorogato per le restanti dodici ore nel giorno successivo, entrambi gli indagati erano soliti assentarsi dal lavoro la notte, fino all’indomani mattina, allorquando si recavano effettivamente in Letojanni a svolgere i propri incarichi"

Il servizio prevede la possibilità di raddoppiare la presenza dei medici durante la notte, ma ciò restava solo sulla carta, servendo solo "per percepire i compensi". I dottori "si mettevano nei turni, coprendosi a vicenda, alternandosi anche la notte, in cui restava di servizio uno solo". Per far sì che agli atti risultasse la presenza, la firma veniva "apposta a posteriori anche in caso di servizio in teoria effettuato con altri colleghi, che però sapevano di essere stati affiancati la notte solo virtualmente, talvolta vanamente chiedendo di non fare tale 'pasticcio' con loro". 

Secondo i magistrati, come ricostruisce "Meridionews", "gli indagati parlano chiaramente dell’alterazione della firma che fanno allorquando si ritrovano insieme a fare il turno notturno". Lo definiscono lo scarabocchio. La magistrata sottolinea poi come entrambi "continuino nella condotta criminosa, pur avendo la consapevolezza che i colleghi di lavoro avevano coperto le assenze e le false sottoscrizioni, e avevano fotocopiato all’occorrenza il registro da dove si evidenziava lo spazio lasciato in bianco per essere riempito successivamente con la firma autentica". 

Si fa cenno, poi, a minacce nei confronti di chi pensava di denunciare. "Io ho firmato prima che mi faccio il turno e a te che spacchio te ne fotte?". Oppure "tu fatti i cazzi tuoi, ché a te, la minchia, non te l’ha rotta nessuno". Un collega riferisce che "entrambi hanno usato come alcova amorosa la postazione e che l’ambulanza ha dovuto ritardare l’uscita perché i due dovevano ricomporsi". l magistrato fa notare "il pregiudizio arrecato alla collettività, avuto riguardo alla particolare delicatezza delle funzioni affidate agli indagati, ai quali era demandato un servizio di urgenza, probabilmente ritardato o reso più difficoltoso dalle condotte di abuso poste in essere".