Gli aromatari, in Sicilia, erano molto potenti nella metà del Cinquecento. In una terra che era flagellata dalle pestilenze, in cui non vi erano né servizi igienici né norme sanitarie, rappresentavano un punto di riferimento per medici e malati. Il loro prestigio era tale da renderli profondamente radicati nel tessuto umano e urbano della città.

Chi erano gli aromatari?

Come racconta Daniela Gambino nel suo testo dedicato alle Storie sulla Sicilia, a uno di loro, Giovanni Aloisio Garillo, è stata anche dedicata una strada a Palermo. Qui lavorava, in una bottega molto operosa, e la strada divenne nota come strada di Garillo nella Bocceria nella contrada Macelli veteris del quartiere Vucciria.

I lavoratori di una stessa categoria, a quei tempi, si riunivano ad esercitare in una stessa zona per facilitare gli ingaggi. Si raccoglievano sotto sotto uno stesso simbolo e si riferivano a una stessa chiesa. La strada di Garillo era al centro del mercato storico, nei pressi della chiesa di Sant’Andrea.

Il Santo era considerato uno degli apostoli che aveva unto il corpo di Cristo morto e divenne così patrono dei farmicisti palermitani.

La figura di Giovanni Aloisio Garillo

Giovanni Aloisio Garillo fu nominato speziale nel 1543 ed esercitò la professione per 47 anni. Mise a punto un farmaco della Theriaca o Triaca, medicamento che risale al tempo di Mitridate re del Ponto, di cui sperimentò diverse versioni.

Collaborò con i medici del suo tempo. Il processo di affrancamento dei medici e di consolidamento della categoria degli speziali era iniziato da prima. Già si era costituito un organo di controllo centrale su ogni tipo di attività medica svolta nel Regno di Sicilia.

Ne derivò uno studio, intitolato Capitula pro regimine speciarorum Sicilie, che stabiliva che il protomedico era addetto al controllo dell’operato e della professionalità di medici, chirurghi, speziali e barbieri.

L’esercizio dell’arte farmaceutica era consentito allo speziale in possesso di licenza, ottenuta dopo il superamento di un esame obbligatorio. Garillo, forte dei suoi saperi, componeva regolarmente il suo noto farmaco in pubblico, sotto la sorveglianza del Collegio Salutifero e con il supporto del protomedico Ingrassia.