Solo i siciliani possono capire questi modi di dire.

Esiste un rapporto speciale tra la Sicilia e i Siciliani. Quel rapporto è fatto di amore e odio e di forti contrasti, ma anche di una sintonia che è difficile da replicare. Chi nasce sull’Isola, ne fa automaticamente parte: è un suo elemento, un po’ come il mare e le splendide spiagge. Per questo motivo esistono modi di dire che solo i Siciliani possono capire. Questo non vuol dire che non si possano tradurre o che non esista un corrispettivo in lingua italiana: sono i concetti ad essere autenticamente ed irreversibilmente Made in Sicily. Se non ci credete, non resta che continuare con la lettura. Non vene pentirete. Consigliamo questi detti anche a coloro che non hanno mai visitato la Sicilia, ma hanno in programma di farlo.

I migliori modi di dire siciliani

  1. Ti rassi a vestiri, ma no a manciari! – Questo modo di dire viene utilizzato in riferimento a qualcuno che mangia tanto, decisamente troppo. Sarebbe molto più facile pensare al suo guardaroba, che non alla sua alimentazione!
  2. Si senti cacocciula (con la variante Si senti un cacocciolo e menzu) – Viene dedicato a tutti coloro che si danno delle arie o sono troppo presuntuosi. L’analogia è con i carciofi, che si innalzano più dei cardi e si mettono in mostra sul banco del fruttivendolo.
  3. Accattati ‘u parrapicca! – Comprati un parlapoco, cioè parla di meno. Si usa per le persone molto logorroiche o per tutti quelli che sparlano degli altri un po’ troppo.
  4. A tia talìu! – È un modo per dire che si sta tenendo d’occhio qualcuno. Viene utilizzata tradizionalmente dalle mamme che tengono sott’occhio i figli: sembra che non li guardino, ma ne registrano ogni movimenti.
  5. Bedda Matri! – Indica stupore o meraviglia e si tratta di uno dei modi di dire siciliani più iconici. Diciamo che non possiamo darne una traduzione proprio letterale, è il concetto che conta!
  6.  Acchianari i mura lisci – Sta per “arrampicarsi su un muro liscio” e indica la capacità di compiere azioni straordinarie e trovare soluzioni anche quando proprio sembra che non ce ne siano.
  7. Ti pari ca u pani mu manciu ru cuozzu? – “Pensi che io mangi il pane dalla nuca?”: viene utilizzata per dire che non si è affatto ingenui.
  8. Sì nuddu mmiscatu cu nenti – Questa non è una frase molto gentile. Si utilizza per fare sapere a qualcuno che non vale nulla: è “nessuno mescolato con niente”.
  9. Unni voli mancu a broru – “Non ne vuole nemmeno a brodo”, cioè non c’è modo di far capire qualcosa a qualcuno. Si utilizza in riferimento a una persona alla quale non si riesce a spiegare o far fare qualcosa.
  10. Tutt’e bonu e binirittu! – “Tutto è buono e benedetto”. Esistono due interpretazioni. Secondo alcuni, si tratta di una forma di augurio, la speranza che tutto possa andare, per una persona nel modo migliore. Per altri, invece, è una frase che si utilizza per accettare o constatare un determinato avvenimento.
  11. Unni ti facisti a ‘stati, ti fai u ‘mbiennu – “Dove ti sei fatto l’estate, ti fai anche l’inverno”. Si usa in riferimento a qualcuno che fa le cose per convenienza.
  12. Chiudiamo in bellezza con il classico siciliano per eccellenza: “Sabbinirica” – Non è una semplice forma di saluto, ma un vero e proprio augurio, espresso con grande rispetto: “Che tu sia benedetto”.

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