L’Opera dei Pupi è nata in Sicilia all’inizio del diciannovesimo secolo. Si tratta di una tipica forma di teatro delle marionette che, sin dall’inizio avuto un grande successo. Le storie raccontate, i cui dialoghi sono quasi sempre improvvisati dai burattinai, si basano soprattutto sulla letteratura cavalleresca medievale, sui poemi italiani del Rinascimento, sulle vite dei santi e sui racconti di banditi.

L’Unesco ha riconosciuto l’Opera dei Pupi come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Storia dell’Opera dei Pupi

Originariamente era un teatro di strada, tipico della tradizione dei cantastorie (i pupari), che facevano da sceneggiatori, registi e attori, nonché costruttori dei pupi stessi. Le marionette sono in legno, riccamente ornati con colori vivaci, rivestiti di armatura e mantello.

Nelle sue forme più classiche e codificate, l’Opera dei Pupi prende forma a metà Ottocento, quando vengono messe in scena storie di banditi e santi, drammi shakespeariani e soprattutto le popolarissime vicende dei paladini di Francia.

Per le classi meno abbienti era l’avvenimento più atteso. I pupari giocavano sulla suspense e dividevano la rappresentazione in più serate, che dovevano necessariamente culminare con una scena di battaglia. Immancabili gli effetti speciali, con pupi particolari, che perdono la testa o si dividono in due (per poi ritornare magicamente interi nello spettacolo successivo), o streghe che possono mutare volto e passare da un angelico visetto alla maschera della morte.

In passato le rappresentazioni hanno molto influenzato il pubblico e sono state fonte di rivendicazioni sociali. Il boom economico degli anni Cinquanta, che ha offerto occasioni di lavoro meglio retribuite, ha contribuito all’indebolimento di questa tradizione teatrale, originariamente destinata ad un pubblico locale.

Le principali scuole di pupi siciliani sono quelle di Palermo e Catania, tradizionalmente condotte a livello familiare e i cui burattini vengono costruiti e dipinti con metodi tradizionali.

Pupi Palermitani e Pupi Catanesi

La tradizione dell’Opera dei Pupi siciliana include due tipi di pupi: palermitani e  catanesi. Ognuno di essi presenta delle peculiarità.

Il pupo palermitano è alto tra gli 80 centimetri e 1 metro, pesa 8 kg, ha il ginocchio snodato e può sfoderare e rinfoderare la spada. Il peso relativamente esiguo permette al puparo un’ampia manovra. Il pupo è agilissimo, veloce e scattante e sembra quasi saltellare sulla scena per affondare e schivare i colpi durante i duelli. I pupi vengono mossi di lato e il puparo tiene il braccio teso per raggiungere il centro della scena.

Il pupo catanese, invece, è alto 1,40 m e pesa tra i 16 ed i 20 kg. Il ginocchio è rigido e la spada è sempre sguainata e pronta a sferrare colpi. I movimenti sono più posati, ampi ed enfatici, i passi e gli affondi più lenti e realistici.

Opera dei Pupi oggi

L’Opera dei Pupi rappresenta ancora oggi una tradizione siciliana da preservare. Esistono ancora famiglie di pupari, a Palermo e Catania, che la mantengono viva.

Foto: Antonella Profeta

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