L’Oratorio di San Lorenzo di Palermo fu costruito nella seconda metà del Cinquecento e, poco dopo, fu affidato alla Compagna di San Francesco. Sorge nel centro storico di Palermo, dove si trovano molti oratori sorti tra la fine del Cinquecento e il secolo successivo.

Si trova nei pressi di corso Vittorio Emanuele, adiacente alla basilica di San Francesco d’Assisi. Nei documenti dell’epoca, la denominazione oratorio fa riferimento alla sede architettonica e istituzionale di compagnie, confraternite e congregazioni, cioè associazioni di laici attendenti a esercizi spirituali e obbedienti a un regolamento che disciplinava i rapporti con la Chiesa in materia di culto.

All’interno dell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo è possibile ammirare una splendida decorazione a stucchi di Giacomo Serpotta. Le statue raffigurano le Virtù, mentre gli otto “teatrini” sulle pareti raccontano le storie di San Lorenzo e San Francesco d’Assisi. Gli stucchi si mostrano in tutta la straripante ricchezza inventiva del Serpotta che qui ha toccato vette altissime con la sua arte.

La controfacciata e le sue decorazioni furono gravemente danneggiate nel 1943 durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, restaurate e ricostituite nel 1945 da Filippo Mignosi.

La Natività di Caravaggio

Proprio per questo oratorio, Caravaggio dipinse nel 1609 la pala d’altare raffigurante la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo, il celebre quadro trafugato nella notte fra il 17 e il 18 ottobre del 1969. La scena della nascita del Bambin Gesù è presentata nella semplice forma del presepe, mentre l’ambientazione è nella stalla indicata in alto dalle travi e dalla dimessa sistemazione della Madonna e del Bambino. L’angelo dall’alto taglia la spazialità fisica e mentale della composizione scenografica recando il cartiglio della messa natalizia.

Il riferimento al presepe di Greccio (quello legato alla figura di san Francesco), vivissimo nella tradizione dei conventuali, è espresso con forza in questo dipinto, dove la semplicità dell’impianto ed il rigore cromatico concentrano l’attenzione dell’osservatore sulla silenziosa contemplazione del mistero dell’incarnazione divina.

L’opera non è stata mai ritrovata.

Foto di Nicola Giamporcaro