La Riserva di Pantalica è una zona naturalistica di grande pregio, ma non solo, perché rappresenta anche una preziosa area archeologica. Qui si trova, infatti, una delle più imponenti necropoli rupestri d’Europa. Ci troviamo nel territorio di Siracusa, in un luogo dichiarato nel 2005 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il territorio si trova su un altopiano, circondato da alcuni canyon che si sono formati nei secoli, per il passaggio di due fiumi: Anapo e Calcinara. La Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande venne istituita nel 1997.

La Storia

Nella prima metà del XIII secolo a.C. diversi insediamenti costieri sono scomparsi, a causa dell’arrivo dei Siculi e di altre popolazioni: la popolazione del luogo abbandonò la fascia costiera, cercando rifugio in zone montale, spesso impervie e disagevoli, al fine di proteggersi. Verso il 1050 a.C. Pantalica perde improvvisamente importanza, la sua popolazione si sposta nella Necropoli di Cassibile e nei dintorni dove fiorisce la facies Pantalica II. Ma è uno spostamento temporaneo perché nella prima metà del IX secolo a.C. il sito originario torna ad essere importante.

Verso l’850 a.C. per una ragione non chiara (i greci non erano ancora giunti a fondare le colonie siciliane) le popolazioni sicule di Pantalica si spostarono dalla costa all’entroterra riappropriandosi dei luoghi più impervi. I siti come Pantalica si moltiplicano anche nella zona sud-orientale della Sicilia mantenendosi in zone interne, fino all’arrivo dei greci che segna una serie di contatti e futuri scontri per il controllo del territorio.

La successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione della nuova città che Hyblon concesse ai megaresi e probabilmente i Siracusani distrussero anche il regno di Pantalica, essendosi il dominio della polis espanso sino all’entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. L’area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo cioè nel VI secolo d.C., quando le incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi poi nel IX secolo, costringeranno le popolazioni a cercare rifugi sicuri in questi luoghi inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina.

Anche dopo l’occupazione araba e l’arrivo dei Normanni il sito era abitato, lo conferma il cronista Goffredo Malaterra che nel 1092 parla di una comunità araba nel sito di Pantargia, mentre dell’anno successivo è la bolla del papa Urbano II che oltre a citare la diocesi di Siracusa considera anche Pentargia.

Il territorio della Riserva di Pantalica

La riserva si estende per gran parte sui territori di Ferla, Cassaro e Sortino su cui si trova la maggiore necropoli europea con circa 5 000 tombe scavate nella roccia a strapiombo del canyon[2]. È attraversata dal fiume Anapo e dal Calcinara che scorrono attraverso i canyon a “V” caratteristici della zona.
Comprende più sistemi; la Valle del Fiume Anapo, che nasce sul Monte Lauro, nei Monti Iblei, e sfocia nel porto di Siracusa, la Valle di Pantalica e il torrente di Cava Grande.
All’interno della riserva sono presenti anche due grotte carsiche, la grotta dei pipistrelli e la grotta Trovato. Nei pressi di Ferla è presente il Bosco di Giarranauti.

All’interno della riserva sono stati allestiti due percorsi ciclopedonali per ampliare le possibilità di fruizione del sito. Nel Bosco di Giarrananuti è presente un percorso in pendenza di circa 5 km all’interno dell’area boschiva.

Il secondo percorso è fruibile dietro autorizzazione della forestale e si staglia sull’ex tracciato ferroviario Siracusa-Vizzini che attraversa la valle dell’Anapo.

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