L'operatrice del centro di accoglienza per migranti di Fontanella, in provincia di Bergamo, ricorda nitidamente che non riusciva a respirare durante lo stupro di un profugo della Sierra Leone. Il 20enne, di corporatura robusta, le ha messo una mano sulla bocca per non farla urlare, le ha stretto le mani attorno al collo e ha premuto fino a farla svenire. "Penso che volesse uccidermi", ha detto la vittima ai carabinieri, secondo quanto scrive il "Corriere della Sera". L'extracomunitario l’aveva seguita fino im bagno, nella zona vietata agli ospiti del centro, e ha abusato di lei. Il pm ha chiesto la convalida del fermo e che il giovane rimanga in cella. L’accusa è violenza sessuale e lesioni.

L’educatrice si era accorta che il ragazzo era problematico e aggressivo, ma non le aveva dato motivo di pensare che l’avesse presa di mira. Il giorno prima si era accorta che il ragazzo aveva cercato sul web un video pornografico e ne aveva parlato con gli altri operatori della cooperativa per cui lavora. L’aveva potuto vedere perché si era avvicinato a lei con un tablet, aveva perso la connessione e voleva che il wifi tornasse a funzionare. La mattina dopo, quella dell’aggressione, lo aveva notato in cortile con gli occhi sul tablet. 

Se lo è ritrovato qualche ora dopo sulla soglia del bagno annunciato da passi che l’hanno fatta tremare. "Cosa vuoi?", gli ha chiesto in inglese. Lui le è saltato addosso, l’ha spinta contro la doccia, ha tentato di baciarla, le ha messo le mani al collo senza lasciarle fino a quando non è riuscita a divincolarsi. La ragazza è scappata in un sottoscala vicino ma lui l’ha raggiunta. L’ha spinta a terra. "Aiuto, aiuto", ha urlato lei prima di perdere i sensi. Quando si è ripresa era in braccio a uno dei due migranti che avevano sfondato la porta. Un africano del Mali che l’ha rivestita e adagiata sul letto.