La Sicilia e le sue tonnare: un mondo antico e prezioso.

  • La Tonnara di Capo Passero è un bellissimo esempio di archeologia industriale.
  • Qui giungevano i tonni che a lungo sono stati una fondamentale risorsa dell’economia.
  • Si tratta di un luogo che ha davvero tanto da raccontare: scopriamolo insieme.

La pesca e la lavorazione del tonno hanno da sempre costituito una fondamentale attività per l’economia siciliana. Questa tradizione, oggi, è andata purtroppo in parte perduta, ma c’è stato un tempo in cui le tonnare della Sicilia erano luoghi floridi e vitali. In tutto il territorio ve ne erano diverse e di alcune di esse rimangono ormai solo antiche testimonianze. Anche se non più in attività, conservano inalterato il loro fascino, soprattutto perché ci portano indietro nel tempo. La Tonnara di Portopalo di Capo Passero, di proprietà del Cavaliere Pietro Bruno di Belmonte, rappresenta un pregevole esempio di archeologia industriale. Si compone della loggia e dello stabilimento per la lavorazione del tonno, della grande fornace, dei magazzini delle botti (o del sale), e della chiesa del XVII secolo.

L’attività della tonnara

Qui giungevano i tonni che, macellati e lavorati, hanno costituito nel corso dei secoli una fondamentale risorsa economica per tutta la popolazione del luogo. Quando era ancora in attività, già nei primi giorni di marzo iniziavano i lavori di manutenzione delle grandi imbarcazioni di quercia, di quasi venti metri. Queste, custodite in grandi magazzini durante il periodo invernale, venivano in primavera tirate fuori per l’impeciatura delle chiglie. Venivano inoltre controllate per, eventualmente, riparare le pesanti reti.

Le grandi ancore, piazzate opportunamente sul fondo, formavano una sorta di passaggio obbligatorio per condurre i tonni nella camera della morte. Alla fine della mattanza si tornava a riva per scaricare il pescato: i tonni, trasportati con dei carrelli, venivano condotti in una grande sala per essere sventrati e puliti. Poi si passava alla bollitura, in forni adatti, e, infine, alla conservazione con olio d’oliva.

Foto: fotovideomike

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