di Nando Cimino

 

     Nello spazio riservato alla conoscenza della nostra Sicilia, ho pensato di dedicare alcuni dei miei settimanali appuntamenti alla  letteratura, ed in particolare a quegli autori che della sicilianità hanno fatto una vera e propria bandiera. Voglio iniziare proponendovi uno scrittore tra i più prolifici ed apprezzati ovvero Martoglio; e di Martoglio ho scelto dei versi dedicati all'amore e raccolti in quella che è probabilmente la sua opera più conosciuta ovvero “Centona”. Centona, forse non tutti lo sanno, significa confusione di voci, dalle mie parti si dice vucializzu; e Martoglio vi riporta, in gran misura, le voci del popolo; impressioni, emozioni, espressioni semplici e popolari ascoltate spesso nei vicoli e per le strade della sua Catania. “L'amuri” si intitolano questi versi, e descrivono in dialetto catanese il dialogo tra una madre e la propria figlia che confessa di essersi innamorata.

 

 

                                                                  L'AMURI

 

Mamma, chi veni a diri 'nnamuratu?  

…Voldiri… un omu ca si fa l'amuri.

E amuri chi voldiri ?  …

È un gran piccatu; è 'na bugia di l'omu tradituri !

Mamma… 'u'nnè tantu giustu 'ssu dittatu…

ca tradimenti non nn'ha fattu, Turi !

Turiddu ?… E chi ti dissi, 'ssu sfurcatu ?

Mi dissi… ca pri mia muria d'amuri !

Ah, 'stu birbanti !… E tu, chi ci dicisti ?…  

Nenti !… Lu taliai ccu l'occhi storti…

E poi ? – Mi nni trasii tutta affruntàta !…

Povira figghia mia!  Bonu facisti !  –  E… lu cori ?

Mi batti forti forti !…

Chissu è l'amuri, figghia scialarata !