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VERONA, 13 aprile 2026 – Il Vinitaly si conferma ancora una volta palcoscenico privilegiato per il confronto sul futuro del vino e della sostenibilità. In questo contesto si è inserita la comunicazione di Italia Bio, che ha portato all’attenzione del settore dati inediti sui benefici ambientali della viticoltura biologica italiana, con un focus particolare sull’esperienza siciliana, oggi il più grande vigneto bio del Paese.

L’intervento si è svolto nell’ambito del convegno organizzato da Irvo dal titolo “Sicilia – Il più grande vigneto biologico d’Italia anticipa il futuro del settore”, occasione che ha riunito istituzioni, mondo accademico e operatori per discutere il ruolo strategico del biologico nella transizione ecologica del comparto vitivinicolo. In questo scenario, Italia Bio ha presentato i risultati di uno studio sui servizi ecosistemici generati dall’agricoltura biologica, offrendo una quantificazione concreta dei vantaggi ambientali.

Secondo quanto illustrato dal presidente Lillo Alaimo Di Loro, il biologico si distingue per benefici diretti e indiretti: da un lato la riduzione dell’uso di risorse e delle emissioni, dall’altro la capacità di migliorare la fertilità del suolo e di catturare carbonio. Lo studio evidenzia, infatti, una riduzione del 38% delle emissioni di CO2, l’azzeramento dell’uso di azoto minerale e un risparmio del 20% delle risorse idriche rispetto ai sistemi convenzionali.

L’analisi è stata condotta attraverso un modello di misurazione della performance eco-solidale, basato su un confronto tra pratiche agronomiche biologiche e convenzionali nelle principali macroaree italiane. Il sistema ha permesso di stimare l’impatto su quattro colture chiave – tra cui la vite – considerando l’intero ciclo produttivo e includendo anche le emissioni indirette.

I numeri assumono una dimensione ancora più significativa se proiettati sull’intera superficie biologica nazionale. Su circa 1,6 milioni di ettari effettivamente coltivati, si registra un risparmio complessivo di circa 600 milioni di tonnellate di CO2, 180 mila tonnellate di azoto e 110 milioni di metri cubi di acqua. A questi si aggiunge l’effetto della sostanza organica, in grado di sequestrare tra 300 e 450 kg di carbonio per ettaro, contribuendo complessivamente a sottrarre oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente dall’atmosfera.

All’interno di questo quadro, la Sicilia rappresenta un caso emblematico. Con i suoi 33.800 ettari di vigneto biologico, pari al 24% della superficie vitata bio nazionale, l’isola si configura come un vero laboratorio di sostenibilità. Il contributo ambientale è rilevante: oltre 8 milioni di tonnellate di CO2 non emesse, più di 2.000 tonnellate di azoto risparmiate e circa 7 milioni di metri cubi di acqua non utilizzati.

Guardando al futuro, Italia Bio sottolinea come la conversione dell’intero vigneto italiano al biologico potrebbe amplificare ulteriormente questi benefici, con un potenziale risparmio di 160 milioni di tonnellate di CO2, 36 milioni di tonnellate di azoto minerale e 120 milioni di metri cubi di acqua, oltre a un significativo incremento della capacità di sequestro del carbonio.

Un obiettivo ambizioso ma non irrealistico, considerando che la superficie vitata biologica ha già raggiunto il 22% del totale nazionale. Secondo Italia Bio, il raggiungimento di questo traguardo dipenderà dalla capacità del settore di adottare un approccio olistico, valorizzando le condizioni pedoclimatiche dei territori e integrando sostenibilità, produzione e narrazione.

In un contesto globale segnato da tensioni legate alle risorse energetiche e ambientali, il messaggio emerso dal Vinitaly è chiaro: il biologico non rappresenta solo una scelta produttiva, ma una leva strategica per il futuro del vino e dell’agricoltura. Un modello capace di coniugare qualità, rispetto per l’ambiente e valore culturale, elementi imprescindibili per un comparto che fa della relazione con il territorio la propria identità.

“La viticoltura del futuro sarà biologica, sostenibile e solidale – ha concluso Alaimo Di Loro – oppure rischia di non avere futuro, insieme all’ambiente che la rende possibile”.