Sono passati tre anni dalla notte di febbraio in cui è stato ucciso Aldo Naro, ma ancora sono diversi i punti oscuri della vicenda. I genitori del medico palermitano, Rosario Naro e Anna Maria Ferrara, cercano la verità.

“Agli amici chiediamo: ‘Trovate il coraggio di dire ciò che avete visto’. Ciò che non ci dà pace è che quella notte non è importato a nessuno di Aldo. Nessuno ha provato pietà per la solitudine, il terrore, il dolore fisico e soprattutto morale provocato dall’abbandono”.

I dubbi sulla morte di Aldo Naro

Aldo Naro era insieme alla fidanzata e ad alcuni amici al Goa, una discoteca di Palermo. Dopo quanto accaduto sono stati sequestrati 55 telefoni, spiega l’edizione palermitana di Repubblica, dove si legge:

Solo qualche giorno dopo la fidanzata del giovane medico consegna alla madre il telefono del proprio figlio. In mano agli investigatori c’era un altro telefonino “già in uso a Aldo Naro”. “Lì dentro c’erano mille pagine di chat e messaggi vocali che avrebbero potuto offrire interessanti spunti investigativi”, dice l’avvocato Antonino Falzone.

In una conversazione di qualche ora precedente al delitto, estrapolata dal consulente di parte, gli amici di Naro parlano della serata da trascorrere insieme. “Prevedo la catastrofe”, scrive un amico. E un altro: “Voglio la rissa con l’amico di Giuliano (Bonura, ndr), vengo munito di stampella”. E Bonura risponde: “Chi è il mio amico?”. “Quello che ti ha prenotato il tavolo”, risponde.

Secondo la famiglia Naro, quella notte fu un pestaggio, non un omicidio maturato al termine di una rissa.