Un risarcimento di quasi due milioni di euro (per la precisione un 1.967.118,50): questa la cifra che dovranno pagare l'oculista Luciano Licandro e l'azienda Civico di Palermo in risarcimento a una bimba diventata cieca. La vicenda è raccontata da Repubblica Palermo. Sedici anni fa, una bimba nata prematura non fu sottoposta ai controlli necessari e questo avrebbe condannato la piccola alla cecità, a causa di una malattia alla retina non diagnosticata in tempo. 

Ecco cosa scrive Repubblica

L’oculista ha subito anche un processo penale: in primo grado è stato assolto, in appello la corte ha ritenuto invece la sua responsabilità, ma la prescrizione gli ha evitato la condanna. Ora, i giudici dicono che il maxi risarcimento dovrà essere pagato anche dall’Arnas Civico perché la bambina era in cura al Di Cristina; è stata comunque esclusa, in sede penale e civile, la responsabilità dell’equipe di neonatologia, che inviò correttamente la piccola all’oculista. Per l’azienda Civico un problema non da poco, perché la società assicurativa la “Obe insurance limited” si è tirata fuori dal caso, e la corte d’appello le ha dato ragione. Nel processo è però spuntata un’altra società assicurativa, la Unipol, con cui il medico aveva stipulato un’altra assicurazione.

La protagonista del caso ha oggi 16 anni ed è una ragazza coraggiosa e molto brava a scuola: i genitori l'hanno avuta in affidamento dal tribunale per i minorenni quando aveva quattro mesi e la malattia non le era stata diagnosticata. Il tribunale ha scritto: «A Licandro è imputabile il fatto che con l’esito impropriamente rassicurante del duplice controllo oculistico ha privato la piccola di un adeguato monitoraggio che ha fatto sì che potesse sviluppare la malattia lontana da ogni osservazione clinico-strumentale, impedendo quindi che venissero adottate le consequenziali condotte ».

Secondo i consulenti nominati dal giudice, una diagnosi corretta avrebbe dato molte possibilità alla bambina. «Si trattava di un piccolo paziente – scrivono i giudici – da inquadrare nella categoria a medio rischio e dunque da sottoporre al primo screening non prima della quarta settimana di vita. Nella fattispecie, i neonatologi, correttamente, si dimostrarono ben consapevoli del rischio di retinopatia del prematuro, prevedendo il dovuto e necessario screening oculistico».