PRIMA PARTE
 
Parlare di un secolare stato preunitario in poche righe come il nostro regno è molto complesso ma l’amore per la Sicilia e la passione per il nostro percorso storico fa si che tutto ciò avvenga con immenso piacere.
Non si può non iniziare a parlare del regno siciliano partendo dal fondamentale arrivo dei normanni e dalla loro trentennale guerra di liberazione dal giogo saraceno. I normanni, e con loro il casato degli Altavilla, come accennato prima liberò l’isola dai saraceni e dopodiché il fautore principale di questa impresa, Ruggero I d’Altavilla, fu incoronato Gran Conte di Sicilia (e con essa le isole minori, incluso l’arcipelago maltese) e di Calabria meridionale. La nascita della Gran Contea si può far risalire simbolicamente il giorno della presa di Palermo, ovvero il 10 Gennaio dell’anno 1072. Anche se per completare la conquista dell’isola se ne dovranno attendere altri diciannove. Al Gran Conte Ruggero I succedettero in sequenza il figlio Simone e subito pochi anni dopo il secondogenito Ruggero II, il personaggio più importante della storia siciliana. 
Ruggero II fu il rifondatore del Regno di Sicilia, perché in verità un Regno ellenistico dell’isola esistette nell’antichità con i tiranni siracusani e in particolare con l’imerese Re Agatocle. Celebre infatti il passaggio di Niccolò Palmieri nella sua opera “Somma storia di Sicilia” che riporta queste testuali parole: 
«Il parlamento adunque non elevò Rugiero ad un trono novello; ma volle fare risorgere l’antico e glorioso trono di Gelone, d’Agatocle di Pirro e di Gerone; e lo stesso confermò poi nella sua bolla papa Innocenzio II quando dopo tante guerre, ebbe a riconoscere il regno di Sicilia.»
Ruggero II come il padre iniziò da Gran Conte ma era un uomo di grandissime ambizioni e da subito coltivò il sogno di farsi Re e di fare di Palermo la più grande capitale d’Europa. Ruggero II nato a Mileto e cresciuto nella metropoli panormitana fu anche un mecenate, finanziò infatti la costruzione di moltissime opere architettoniche come il capolavoro dell’arte siculo-normanna della Cappella Palatina e lo stesso Palazzo Reale di Palermo, la più antica reggia in Europa. Donò all’isola uno dei più antichi parlamenti al mondo. Egli si circondò di uomini di grande cultura provenienti da altri regni europei e mediterranei come il romeo Nilos Doxopatris e l’arabo-andaluso Muhammad al-Idrisi. Oltre alla cultura Ruggero II fu un grande conquistatore e quando nel 1127 si spense il duca di Puglia Guglielmo II d’Altavilla, Ruggero ne rivendicò l’eredità in mancanza di diretti discendenti del primo, qui inizia l’escalation che porterà in pochi anni il nostro Re a divenire uno dei più grandi signori del medioevo. L’anno successivo Papa Onorio II è costretto a concedere, con il trattato di Benevento, l’investitura del Ducato di Puglia a Ruggero II; nel 1129 gli si sottomette per la prima volta anche Roberto il principe di Capua mentre nel giorno di Natale del 1130 Ruggero II è incoronato a Palermo Re di Sicilia, dopo esserne stato riconosciuto dall’antipapa Anacleto II con una bolla del 26 settembre. Gli anni successivi per lui saranno quelli dell’assestamento del nuovo reame, infatti sul continente le ribellioni contro il nuovo Re furono numerose ma Ruggero riuscirà ad uscirne sempre vincitore. Così negli anni successivi accresce il reame siciliano di nuove conquiste; nel 1131 capitola Amalfi, nel 1137 viene annesso il Ducato di Napoli, nel 1139 i siciliani sconfiggono una coalizione formata da Papa Innocenzo, da Pisa, Venezia e l’Impero d’Oriente. Fondamentali per queste conquiste furono due personaggi, cioè gli ammiragli Cristodulo e Giorgio d’Antiochia. Se il primo, probabilmente un siciliano di rito greco, fu a capo di una disastrosa spedizione nel 1123 in Africa, il secondo fu fondamentale per la piena conquista dei domini continentali e di quelli africani. Ed è proprio nelle conquiste africane che Ruggero II intensifica i suoi sforzi; se nel 1135 le armi siciliane conquistano Gerba, il 1146 è l’anno decisivo per l’accrescimento dei territori magrebini da Bugia a Tripoli creando uno stato satellite chiamato Regno d’Africa, territorio occupato per due motivi in particolare: il primo per evitare ancora delle scorrerie navali ai danni dell’isola e la seconda, di fondamentale importanza, per far insediare in quei territori i siculo-musulmani ancora viventi nell’isola. Infine, l’ultima opera di questo eccelso sovrano fu l’occupazione di numerose porzioni dei Balcani nell’anno 1147 come Corfù, Corinto e Tebe sempre per mano dell’ammiraglio Giorgio. 
Celebre la frase trovata sulla sua spada a testimoniare la grandezza di questo personaggio e lo splendore raggiunto dalla Sicilia con questo nostro grande Re: 
"Apulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer" 
Ruggero II si spense a Palermo nell’anno 1154 e a lui succedettero prima il figlio Guglielmo I (dal 1154 al 1166) e poi il nipote Guglielmo II (dal 1166 al 1189), il primo lo si ricorda con l’appellativo de “il malo”, il secondo invece con quello de “il buono”. Il regno di Guglielmo il malo fu caratterizzato da numerose ribellioni cui il sovrano dovette far fronte, a cominciare dai pogrom anti-musulmani scatenati in Sicilia dai ribelli Matteo Bonello e Ruggero Sclavo e dai numerosissimi nord-italiani trasferiti nell’isola per ripopolare ampi territori di essa, dalle ribellioni dei baroni pugliesi e dai soliti attacchi del papato. Eppure durante il suo governo la Sicilia si arricchì di sollazzi regi come la Zisa. A lui succedette il figlio omonimo che regnò ispirandosi al celebre nonno, fu infatti anche lui un grande mecenate e uomo di cultura. Durante il suo reame l’opera più importante è senza dubbio il Duomo di Monreale. Guglielmo non ebbe il tempo ad avere figli che morì prematuramente a soli 36 anni, non lasciando eredi diretti. Alla sua morte i feudatari e i nobili di origine normanna scelsero Tancredi come successore che venne incoronato nella Cattedrale di Palermo nel 1189. Il nuovo Re dovette immediatamente fronteggiare numerosi rivali a cominciare da Enrico VI, che in quanto marito di Costanza d’Altavilla (figlia naturale di Re Ruggero II) reclamò per se il diritto di cingere la corona di Sicilia ed anche Riccardo Cuor di Leone. Per salvaguardare la dinastia, Tancredi nominò come erede il figlio Ruggero III a cui trovò un buon partito, la figlia dell’imperatore d’Oriente Irene Angelo. Sfortunatamente anche l’erede morì prematuramente nel 1193, e l’anno dopo si spense pure Tancredi che riposa alla Magione di Palermo. Nonostante ciò la dinastia degli Altavilla non smetterà di regnare immediatamente sul trono di Palermo ma l’eredità passò a Guglielmo III secondogenito di Tancredi di soli nove, che governò con la reggenza della madre Sibilla di Medania. Enrico VI approfittò della morte del suo acerrimo rivale e della giovane età del piccolo Guglielmino per invadere la Sicilia e reclamare il trono palermitano. L’epoca di splendore degli Altavilla era giunta al termine.
 
Bibliografia utilizzata
 
Francesco Paolo Tocco – Ruggero II
Alessandro di Telese – Ruggero II
Ugo Falcando – Il Regno di Sicilia
Isidoro La Lumia – Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono
Niccolò Palmieri – Somma storia di Sicilia
 
William Galt