Arance - Foto di Daniela RaffaA nome di un settore già fortemente penalizzato dall’andamento del mercato, ASSOBIBE(Associazione Italiana tra gli Industriali delle Bevande Analcooliche) esprime preoccupazione e disappunto per il voto di ieri sera alla Camera che porta al 20% la percentuale minima obbligatoria di succo di arance per le bibite analcoliche conosciute come “aranciate” quando prodotte in Italia: “Un provvedimento che frena la competitività delle imprese in Italia e non porterà benefici a consumatori né all’indotto” così lo ha commentato il Presidente Aurelio Ceresoli.

 Discriminatorio ed anticostituzionale

Il divieto di continuare a produrre bibite con ricette conosciute ed apprezzate da decenni riguarderà solo la produzione realizzata in Italia. I prodotti importanti dall’estero continueranno ad essere disponibili sul mercato italiano anche se avranno una percentuale di succo inferiore e ciò determinerebbe una ingiustificata discriminazione e limitazione della libertà di iniziativa economica patita dagli italiani.

ASSOBIBE precisa che la percentuale minima di succo in Italia nelle c.d. aranciate è già la più alta di tutti gli altri Paesi dell’UE (dove la media è del 5%, ed in molti non esiste neanche nessun tipo di vincolo). “Il nuovo obbligo – spiega il Presidente – si tramuterà in un forte incentivo alla delocalizzazione, sostenibile dai grandi gruppi ma sicuramente a scapito delle piccole-medie imprese che rappresentano la tradizione italiana della produzione di bibite analcoliche. In un momento in cui si parla di Made in Italy come punto di forza per il rilancio della nostra economia, la Camera vota un provvedimento che va esattamente nella direzione opposta”.

Controproducente

Si incide su un settore già fortemente caratterizzato, in Italia, da consumi tra i più bassi d’Europa (50 litri/per capita contro 73 litri) e stagnanti negli ultimi dieci anni.

Costringendo i produttori a delocalizzare per poter mantenere inalterato il prodotto che incontra il favore dei consumatori, il rischio concreto è che la percentuale di frutta italiana impiegata nella produzione diminuisca invece di aumentare, con un effetto controproducente anche per la nostra agricoltura.

Le “aranciate” confezionate hanno peraltro segnato un – 9.3% nel 2013.

Confidiamo che Governo e Parlamento intervengano prontamente per impedire l’approvazione definitiva di un provvedimento che penalizzerebbe fortemente l’industria italiana, i suoi lavoratori e tutto l’indotto.

Antonella Trifirò
Strettoweb