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Carne infetta in Sicilia: ecco come veniva venduta senza controlli

«L'indagine ha fatto scoprire una serie attività illecite sulla commercializzazione della carne. Venivano elusi i controlli di sicurezza, non siamo in grado di dire se sia stata consumata carne infetta o meno»: queste le parole del questore di Messina Giuseppe Cucchiara, che traccia un bilancio dell'operazione Gamma Interferon. Emesse 33 misure cautelari nel territorio del Parco dei Nebrodi (CLICCA QUI). Il meccanismo di raggiro era semplice: otto veterinari sono stati accusati di aver attestato falsamente che carni risultate malate erano commestibili.

Non andavano a visitare gli animali, ma decidevano tutto a tavolino. In altri casi effettuavano esami di intradermoreazione e attestavano la buona qualità di carne o carcasse, ma esami effettuati in seguito dagli esperti della polizia hanno provato il contrario. Allevatori, macellai e veterinari facevano passare per buona la carne durante i passaggi della filiera. In alcuni casi veniva anche utilizzato un medicinale per eliminare la cosiddetta "mosca" che uccide gli animali, chiamato Ivomec, prelevandolo dalla Romania senza controlli. Il farmaco, per essere smaltito dall'animale, ha bisogno di 150 giorni, ma spesso i capi di bestiame venivano macellati prima e la sostanza era assimilata dall'organismo umano a seguito del consumo della carne.

Tuona il Codacons: «In estate avevamo lanciato l’allarme, presentando esposti alle nove Procure della Repubblica siciliane, e chiesto ai Nas controlli sulle condizioni degli allevamenti di animali destinati alla produzione di carne e trasformati, per verificare l’esistenza di omissioni nei controlli, l’eventuale abuso di antibiotici e farmaci abusivi miscelati nell’acqua, che inevitabilmente, dopo essere assunti dagli animali, finiscono sulle tavole dei consumatori. L’allarme quindi riguardava tutta l’isola e scaturiva da segnalazioni che interessano l’intero territorio». 

Redazione