010101C’era una volta, all’Arenella, il Cine Belvedere.
Anzi, c’era una volta pure l’Arena Belvedere!
Eh, sì, un tempo nel quartiere dell’Arenella c’erano ben due cinema, con identico nome, uno funzionante d’estate come arena e l’altro in sala aperto per il resto dell’anno.
Ritenevo fortunati coloro che abitavano vicino l’arena, molti di loro potevano affacciarsi nelle belle serate estive e godersi gratuitamente la proiezione del film!
Quanti bei ricordi di quel cinema! …che da circa un trentennio non c’è più, si trovava proprio di fronte al Bar Mineo, adesso c’è un palazzo.
Pure dove sorgeva l’arena adesso c’è un palazzo.
Sia la sala che l’arena erano gestite dalla stessa persona che, se non sbaglio, era il Sig. Termini, papà di un mio compagno di scuola.
Ai tempi della mia infanzia viveva in casa con noi (almeno fino a quando non si sposò) mio zio Mimmo, fratello di mia madre. Egli arrivò alla soglia dei quarant’anni da scapolone e conduceva una vita molto regolare: lavoro (ai Cantieri Navali), casa, stadio e … cinema!
Mio zio era un grande appassionato di cinema, potrei affermare senza ombra di smentita che, quasi ogni giorno, lui andava a vedere un film al cinematografo.
E la cosa bella era che io, da solo o con i miei fratelli, ero quasi sempre con lui!
Il costo dei biglietti era sempre a suo carico, se lo poteva ben permettere visto che percepiva un buon stipendio (a quei tempi ai Cantieri Navali si guadagnava bene) e non aveva ancora una famiglia da campare.
E mica andavamo soltanto al Cine Belvedere! Figurati!
D’altra parte lì in quel cinema un film veniva proiettato per qualche giorno e, quindi, veniva fuori l’esigenza di andare in un altro cinema, magari nei dintorni per non fare poi troppo tardi…
Ed ecco che ci mettevamo in cammino, se ci seccava aspettare l’autobus, in direzione dell’Acquasanta (quartiere d’origine dei miei) dove trovavamo il cinema Trionfale (oggi Igea Lido), oppure in via Montalbo il cinema Manzella, oppure ancora, sempre lì vicino, il cinema Aurora (omonimo di quello a Tommaso Natale).
Mio zio Mimmo aveva però una sua peculiarità: delle centinaia di film che aveva visto in vita sua, non ricordava quasi mai il titolo, per non parlare dei nomi degli attori protagonisti. 
Amava particolarmente i film western e per lui il protagonista era semplicemente “u picciuottu”, di pochissimi conosceva pure nome e cognome come, ad esempio, Giuliano Gemma (noto per le sue interpretazioni di Ringo) e John Wayne (sempre più o meno storpiato in nomi simili…).
Credo che questa sua defaillance fosse dovuta al fatto che era analfabeta o quasi.
Di quel cinema ricordo i tendaggi rossi e la sala che era abbastanza grande per un quartiere di periferia.
Ma, oltre lo zio Mimmo, c’era un’altra persona di famiglia che, ogni tanto, portava noi nipoti al cinema: la mitica e sempre presente Zia Rosa!
Sì, proprio lei, l’immarcescibile, l’inossidabile, l’evergreen, ecc. ecc., in una sola parola, l’immortale Zia Rosa!
La zia ha cresciuto quattro generazioni di nipoti (era zia di mia madre, ovvero sorella di nonna Annetta), lavorava come bidella alla facoltà di Chimica Organica in via Archirafi e anche lei, di tanto in tanto, si concedeva lo sfizio di uscire per vedere un film.
E andare al cinema con la zia Rosa era come andare ad una gita…
Infatti, dovete sapere che la zia era responsabile, oltre che della nostra incolumità fisica, anche del rancio della truppa e, quindi, si caricava di cibo e bevande per tutti: acqua, pane (da mangiare con le olive o con la Nutella), patatine, biscotti, ecc.
Immaginatevi la seguente scena.
Se eravamo i nipoti al gran completo, ovvero io, Mimmo, Pia e Maurizio (Marina o ancora non era nata o era troppo piccola per venire con noi) ci sedevamo due alla sua destra e due alla sua sinistra, in modo tale da averci tutti sotto controllo e con le bocche aperte a mo’ di forno, pronte per essere riempite di leccornie!
Ricordo che una volta in questa maniera ci vedemmo “I Dieci Comandamenti”, un polpettone che durava quattro ore! Pensate un po’ quanti approvvigionamenti dovette portare la zia… praticamente un tir di roba da mangiare!
Ma ecco che, ad un certo punto delle nostre vite, cominciarono ad uscire nelle sale i primi film proibiti, ai minori di 14 o di 18 anni e, da quel momento, nulla sarebbe più rimasto come prima, per noi ragazzi del quartiere Arenella cominciarono le prime smanie…
Ricordo un episodio che mi fa sorridere.
Sarà stato il ’73 o il ’74, avevo undici o dodici anni, e in locandina al cinema c’era un film vietato ai minori di quattordici anni e dal titolo emblematico (?!?): “Diario di un garzone di macelleria”, liberissima traduzione da chissà quale titolo originale in lingua straniera, praticamente un filmone che ha lasciato il segno nella cinematografia mondiale!
In esso si raccontavano le avventure erotiche di un ragazzo che andava a fare le consegne a domicilio di carne e salsicce (ecco, forse non dovevo dire salsicce…) e, ovviamente, ad ogni consegna trovava delle donne disponibili (mi…zzichina ru culu!).
Credetemi, a parte qualche seno e qualche culo per il resto non si vedeva niente più!
Ma tanto bastava, allora, a fare gridare allo scandalo (i censori tagliavano a più non posso) e per noi utenti della casta Rai andare a vedere quei film era una vera e propria conquista!
Passiamo adesso all’aneddoto divertente legato proprio a questo film.
Eravamo una decina di ragazzi, decidemmo di entrare in gruppo anche per vincere la paura/vergogna di trovarsi in quell’occasione al cinema.
Vi ricordo che io avevo undici o dodici anni, ma ne dimostravo un paio di più.
Nel gruppo c’era pure un ragazzo di nome Piero che, come tanti altri, aveva già i suoi quattordici anni, ma, poverino, era per la sua età di statura bassa e di fisico minuto.
Va da sé che, quando andammo per pagare il biglietto, il tizio alla cassa ci chiese, ovviamente, le nostre età e io, sfrontatamente, risposi con fermezza: “Ho quattordici anni!”
Mi staccò il biglietto ed entrai.
Quando arrivò il turno di Piero, al suo ribadire di avere pure lui quattordici anni, il cassiere di rimando lo tacciò dicendogli: “Ma a chi vuoi prendere per il culo? Si vede lontano un chilometro che non hai quattordici anni! Vattinni a casa!”
A nulla valsero le proteste di Piero e di tutto il gruppo, a quel tempo non vi era obbligo e necessità di avere, a quell’età, alcun documento che attestasse i dati anagrafici e così, il povero Piero, dovette rimanere fuori con l’aria di un cane bastonato!
Non vedo Piero da almeno quarant’anni… chissà se lui si ricorda ancora di questo episodio?
Pieruccio, adesso, se vuoi, te li puoi andare a vedere questi film, basta che ti porti appresso la carta d’identità!

 

Foto rappresentativa