Corleone-Eremo-dei-Frati-Minori-Rinnovati-ex-carcere-Foto-di-Gino-Di-LeoSupponiamo le due e un quarto di un pomeriggio d’agosto a Corleone, il caldo piccolo salotto di Piazza Garibaldi, all’ombra dei ligustrum di fronte a Palazzo Provenzano, accanto la mastodontica Chiesa Madre di San Martino. Supponiamo turisti di ogni lingua e razza, macchine fotografiche e mappe. Chiedetevi adesso quello che chiunque si chiederebbe: “Ma tutta questa gente a Corleone che ci fa?”. La risposta è proprio quella. Sono lì per la Mafia.

Corleone nel corso degli ultimi cinquant’anni ha tristemente legato il suo nome alla tragica epopea della banda che ha tenuto saldamente in mano le redini della più potente organizzazione criminale d’Europa.  Alla cronaca ha contribuito, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’industria cinematografica che ha fatto di Corleone un cognome, uno stile, un’icona: quella del padrino.

Per parecchi anni Corleone ha opposto un silenzio ostinato ai curiosi che gli si avvicinavano. Un atteggiamento figlio della paura e dell’omertà, ma anche risultato di un orgoglio che impediva di accettare l’etichetta di “mafioso” che media e opinione pubblica volevano affibbiare ad un’intera comunità.

Il 1992 ha scosso questo edificio di arretratezza e il 2006 ne ha gettato all’aria le fondamenta. Le stragi di Capaci e Via d’Amelio prima e l’arresto dell’ultimo dei corleonesi, Bernardo Provenzano, poi, hanno fatto dell’antica capitale della mafia, il centro di una nuova Sicilia, punto di un partenza di uno stretto sentiero che porta alla legalità e alla contestazione civile di un’identificazione totale con il male assoluto mafioso.

Il Centro Internazionale dei Documentazione sulla Mafia e sul Movimento Antimafia (CIDMA), nella centralissima Via Valenti e a pochi passi dalla Piazza Garibaldi, cuore del paese, dedica le sue attività alle migliaia di turisti e studenti che affollano le strade di Corleone ogni anno. Li accoglie nell’ex Convento di San Ludovico e li guida attraverso un percorso emozionale-espositivo che sfiora i faldoni del Maxiprocesso (quelli in cui si trascrivono le parole di un Buscetta che esordisce dicendo “Prima di tutto io non sono uno spione”) e le foto di Letizia Battaglia per concludersi in una sala in cui i volti di Corleonesi del passato, buoni e cattivi, sembrano aspettare eternamente la propria sentenza di condanna o la propria consacrazione ad eroi. Il tutto è affidato a guide corleonesi, che la Mafia l’hanno respirata, vissuta, vista, sofferta e sopportata e che oggi più che mai si fanno portavoce di un popolo che rifiuta la violenza come il pregiudizio, la Mafia e chi della Mafia ha fatto un fenomeno pop.

I visitatori del CIDMA conosceranno Corleone e la sua gente come non avrebbero mai creduto di fare, oltre i cliché e le generalizzazioni. Perché nessuna fiction vale quanto rendersi conto da sé della realtà. In fin dei conti, fare turismo significa questo: conoscere.

Per info 3404025601 cidmacorleone@gmail.com