Danilo Dolci e lo sciopero “a rovescio”: Danilo Dolci, sociologo, educatore ed attivista della non-violenza, si è guadagnato l’appellativo di “Gandhi Italiano” grazie alle sue pratiche di protesta molto originali quali il digiuno e lo sciopero “a rovescio”. Figlio di un ferroviere siciliano, nato a Sesana in provincia di Trieste, visse la sua adolescenza nel nord Italia durante gli anni del fascismo dove sviluppò presto una decisa avversione nei confronti della dittatura. Terminata la guerra, si laureò in architettura ed ingegneria e dal 1952 si trasferì in Sicilia a Trappeto in provincia di Palermo, dove promosse lotte non-violente contro la mafia ed il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro. Un episodio celebre avvenne nel febbraio del 1956 a Partinico, in cui Danilo Dolci mise in pratica una sua idea originale in cui sosteneva che se i lavoratori scioperavano mostrando il loro dissenso non lavorando, allo stesso modo i disoccupati potevano farlo lavorando. Fu così che organizzò uno sciopero “a rovescio” conducendo centinaia di disoccupati a lavorare in una strada comunale abbandonata di Partinico, dove intervenne la polizia che lo arrestò. Il processo ebbe grande risalto sulla stampa nazionale e Dolci infine fu assolto. Danilo Dolci fu anche autore di molti libri, di cui uno in particolare molto interessante che è stato ripubblicato dalla Sellerio a distanza di cinquant’anni, “Inchiesta a Palermo” che racconta degli “industriali” cioè coloro che “s’industriano” e si arrangiano, cioè i disoccupati, i cosiddetti “spicciafaccende”, insomma tutte le persone che nella Palermo degli anni ’50 vivevano ai margini della società ed in situazioni difficili. Dolci ed il suo originale operato polarizzò e divise l’opinione pubblica dell’epoca che da una parte gli attestò solidarietà e stima e dall’altra lo appellò “pericoloso sovversivo”, come fece ad esempio il Cardinale Ruffini che in una famosa Omelia del ’64 indicò il gran parlare di mafia, il romanzo il Gattopardo, e Danilo Dolci, come le tre cause che maggiormente contribuivano a disonorare la Sicilia. Danilo Dolci morì a Trappeto nel 1997.