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“Io ho 65 anni, e quando ho cominciato a capire qualcosa Pippo cominciava. Quindi per me Pippo è sempre esistito. E da siciliano ancora più degli altri, perché lo guardavo anche ad Antenna Sicilia, quando faceva il Festival della canzone siciliana. Noi siciliani siamo sempre stati orgogliosi di avere Pippo Baudo come nostro corregionale. Pippo Baudo è siciliano come ‘a noi’“.

Così Rosario Fiorello ai giornalisti, all’uscita della camera ardente di Pippo Baudo, allestita al Teatro delle Vittorie di Roma.

“Dovrebbero togliere il cavallo da viale Mazzini e mettere una statua di Pippo Baudo”

Fiorello ha anche detto: “No, non sento il peso della sua eredità. Tutto quello che è stato detto di Baudo in questi due giorni è tantissimo, e qualsiasi cosa si possa dire è sempre un po’ di meno. Non è stato solo un conduttore o un direttore artistico, ma un uomo di televisione che ha scritto pagine indimenticabili. La Rai deve moltissimo a Pippo, non solo a Sanremo. Dovrebbero togliere il cavallo da viale Mazzini quando riaprirà e mettere la statua di Pippo Baudo”.

“Chi insegnerà oggi ai giovani a fare televisione?”

Lo showman siciliano ha aggiunto: “Baudo ha tracciato un solco enorme in cui tutti noi abbiamo imparato, ci ha insegnato senza volerlo, bastava guardarlo. Chi insegnerà oggi ai giovani a fare televisione? Non lo so. Ieri guardando Papaveri e papere mi sono ricordato cos’era la vera tv: sigle da cinque minuti, monologhi di un quarto d’ora, pezzi musicali da dieci minuti. Oggi, con i contenuti da 30 secondi sui cellulari, tutto questo sembra impossibile”.

“Negli anni ’60 la televisione era fatta di perfezione assoluta, ma Pippo seppe aggiungere qualcosa in più: il fattore umano, l’imprevisto, l’umanita’ dentro il grande varietà. Spero che non si perda quello che ha fatto”, ha concluso Fiorello.

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