Succede tutto in pochi minuti. Una mail che sembra arrivare dalla banca, un accesso che non si riconosce, una notifica che avvisa di un pagamento mai fatto.
All’inizio si pensa a un errore, poi arriva il dubbio: si capisce che qualcosa non va per il verso giusto.
Il furto d’identità digitale funziona così: agisce senza fare rumore e spesso senza che si scorgano campanelli d’allarme immediati. Nella maggior parte dei casi, quando si prende consapevolezza del problema, la frode è già in corso. E può avere conseguenze rilevanti, dal momento che la singola azione espone a più ritorsioni.
Ma come fare per prevenire e quando necessario difendersi da questo tipo di truffa? L’ideale è confrontarsi con un team di professionisti specializzati, come quelli di Agenzia Vox Investigazioni, che ha la sua sede a Catania, coprendo inoltre le province di Siracusa e Messina. Si tratta di un’agenzia investigativa che vanta centinaia di clienti soddisfatti, sia aziende che privati, a fronte di una proposta che interessa molteplici ambiti, inclusa la sicurezza online e offline.
Cos’è il furto d’identità digitale?
Ma cos’è il furto d’identità digitale? Si tratta di una vera e propria truffa che consiste nell’appropriazione indebita e nell’uso illecito dei dati personali di un individuo o di un’organizzazione; l’intento è compiere delle azioni al suo posto.
Una volta sottratte, le informazioni possono essere utilizzate per accedere ai conti online, fare acquisti, attivare servizi, inviare denaro, perfino aprire nuove utenze.
Il furto d’identità è reato, ma trovare i colpevoli tende a rivelarsi tutt’altro che semplice per le forze dell’ordine.
Il rischio, oggi, è elevato perché sul web – in particolare da mobile – compiamo diverse operazioni, come quelle legate all’impiego dei servizi di home banking, social networking, e-commerce, servizi pubblici, ecc. Maggiore è la circolazione dei dati, più sono le occasioni per i criminali di intercettarli.
Come avviene il furto d’identità digitale: le tecniche più diffuse
Il furto d’identità non è quasi mai casuale: segue schemi precisi, ormai collaudati, a fronte dell’adozione di specifiche tecnologie. Ecco una panoramica delle strategie più comuni:
- phishing: è il metodo più diffuso. Consiste nell’invio di e-mail o messaggi che imitano le comunicazioni ufficiali e spingono a inserire le proprie credenziali su siti falsi. È molto efficace perché la grafica della banca o di un’altra organizzazione viene fedelmente imitata: cascare nella truffa è un attimo;
- malware: si tratta di software che attraverso keylogger e virus conseguono l’accesso ai dispositivi, intercettando e compromettendo le password;
- social engineering: si tratta di una tecnica che non prevede alcuna tecnologia avanzata, essendo la leva principale la manipolazione. C’è un’interazione diretta con il truffatore, che ha come obiettivo quello di convincere la persona a fornire spontaneamente delle informazioni sensibili. In genere l’operatore si interfaccia attraverso una telefonata credibile;
- skimming: vengono copiati i codici contenuti nelle bande magnetiche delle carte di pagamento. È dunque una truffa digitale ma realizzata in maniera reale.
Occorre pertanto prestare particolare attenzione all’uso dei social, monitorando i profili pubblici, la condivisione di dati e informazioni personali. Ci sono poi alcuni segnali che è bene non ignorare, anche perché permettono di agire prima che sia troppo tardi.
I campanelli d’allarme da non sottovalutare
Raramente il furto d’identità si manifesta in modo evidente fin da subito. C’è però da dire che, trattandosi, ahimè, di un fenomeno in ascesa, ci sono dei segnali che, se colti in tempo, possono evitare conseguenze più gravi, grazie ai sistemi sofisticati di informazione e tutela predisposti dalle banche.
La prima cosa è dunque porsi delle domande in presenza di comunicazioni anomale, ecco alcuni esempi:
- un movimento bancario che non si riconosce;
- una e-mail di conferma per accessi mai effettuati;
- password che risultano improvvisamente cambiate;
- notifiche da servizi che non si utilizzano;
- una propria foto su un profilo social non autorizzato o fake;
- comunicazioni di attivazione per contratti mai richiesti;
- solleciti di pagamento per spese sconosciute;
- una richiesta di accesso ai propri account senza motivo apparente.
Il furto d’identità digitale, nella maggior parte dei casi, avviene in maniera progressiva: il cybercriminale coltiva un rapporto di fiducia per arrivare a impossessarsi dei dati. Per questo ignorare i primi segnali, sottovalutandoli, espone a conseguenze maggiori: è l’errore assolutamente da non fare.
Furto d’identità digitale: cosa fare e come proteggersi davvero
Quando il sospetto diventa concreto, è la tempestività dell’intervento che fa la differenza. Il primo step è bloccare gli strumenti coinvolti nell’attacco come carte, conti, accessi online. Di pari passo è necessario cambiare tutte le password, partendo da quelle più sensibili.
Diventa poi fondamentale contattare la propria banca o i servizi interessati per segnalare l’accaduto. Tali canali possono essere contattati anche qualora si ricevesse una mail, un messaggio o una comunicazione con anomalie.
Nei casi più seri, serve una denuncia formale: una forma di tutela da eventuali responsabilità future.
Tra le forme più efficaci di prevenzione, invece, troviamo l’autenticazione a due fattori, così come evitare di cliccare su link sospetti. Gestire con attenzione i dati personali, soprattutto sui social, è altrettanto decisivo.
Quando però il danno è già in corso, intervenire da soli in genere non basta. È in questa fase che il supporto di un’agenzia investigativa tende a fare la differenza tra un problema circoscritto e uno che continua a generare fastidi (e danni).
