Salta la sentenza d'appello per Valentina Pilato, che gettò la figlia appena nata in un cassonetto nel novembre del 2014. La corte d'appello di Palermo, infatti, ha deciso di risentire consulenti e periti che si sono pronunciati sull'imputata nel primo grado di giudizio nel quale la donna è stata assolta, poiché non era capace di intendere e di volere. La donna adesso è libera, anche se è in cura psichiatrica. Chiamato a deporre anche il titolare della struttura in cui è in cura.

Secondo il parere del criminologo e della psichiatra, la donna ha un grave disturbo dell'umore che si “accompagna a vissuti dissociativi e paranoidei di tipo cognitivo anancastico”. Questa condizione era presente al momento dell’infanticidio e al momento del parto avvenuto “dopo una rilevante negazione della gravidanza e di qualsiasi reazione affettiva ad esso legata”.

Valentina Pilato ha tre figli. Dopo il trasferimento del marito in Friuli, aveva lasciato Palermo per trasferirsi anche lei. Il giorno prima del parto, era tornata in Sicilia con un volo, anche perché, così ha raccoontato, non sapeva di essere giunta al nono mese, credeva di essere al settimo. La donna avrebbe nascosto la gravidanza al marito perché sapeva che non sarebbe stata ben accetta e pensava di riferirglielo dopo.