28841_442031144504_1429472_n"A li tempi antichi un uomo guardava vistiami, e ogni jornu un vò si mittiva 'n cunicchiuni nni ddu datu puntu e siccomu  fu pri tri vonti, scavannu scavannu truvaru 'na cruci, ch'ancora esisti nni la chiesa di Santa Cruci, e cc'e un schirittu chi nun si pò lejiri da nisciuna prsuna. Pua cc'erano li Saracini… li Cristiani… e la forma di lu nostru tataratà…" G.Pitrè,1875

Il G. Pitrè, è autore di uno tra i più antichi documenti legati al tataratà con il breve racconto della leggenda  del ritrovamento della Croce.

TRADUZIONE 
Ai tempi antichi un uomo guardava  il bestiame, e ogni giorno un bue si metteva in ginocchio in un dato punto e siccome fu per tre volte, scavando scavando trovarono una croce, che ancora esiste nella chiesa di Santa Croce, e c'erano delle scritte che non si potevano leggere da nessuna persona. Poi c'erano i Saraceni… i Cristiani… e la forma del nostro tataratà…"

Il Tataratà, nome onomatopeico derivante dal suono ritmato del tamburo, è di certo fra i più antichi folclori al mondo ed ha origini imprecise. 
Molte le interpretazioni che sono state date a quella che è oggi una danza spettacolare e travolgente eseguita da duellanti armati di vere spade. 

Sono tre le intrecciate ipotesi più accreditate; 

        –   la prima, la più arcaica, è allacciata alla danza propiziatoria
       per la fertilità della terra;
        –   la seconda, la più valutata, alla danza dei Mori e dei Cristiani (Moresca)
       quindi in riferimento alla presenza araba/musulmana in sicilia;
        – la terza, la meno menzionata anche se ugualmente valida, alla danza dei        Spatolatori di Lino. 

Qualsiasi sia, la sua vera origine è di certo affiancata al ritrovamento, prima ancora della fondazione del paese di Casteltermini, di una Croce lignea festeggiata fino ai giorni nostri. La Croce Paleocristiana più antica del mondo, in quanto il legno di quercia, risulata essere, dopo un accurato esame del Carbonio 14, del 12 d.C. 

 

In riferimento alla prima ipotesi, il Tataratà, non a caso, è presente nel mese di Maggio, nel cuore della primavera, e vede i danzatori che in piena festa indossano in testa una corona di fiori. A lungo, in passato, è rimasta nella coscienza popolare, il concetto che più alti erano i salti delle danze e più alto sarebbe cresciuto il grano. Epoche antiche, riti primitivi voluti per favorire raccolti; fertilità della terra, vere ed uniche ricchezze di un passato. 
Ogni Danza, poi, si trasforma in una lotta armata secondo un principio fondamentale che associa ad ogni rito propiziatorio della fertilità una prova agonistica, di abilità o di forza fisica e che è riconducibile all’eterna lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra estate ed inverno. Nemmeno l’avvento del Cristianesimo riuscì con facilità a primeggiare sulle vecchie usanze pagane, dure a morire specialmente nel mondo rurale, dovendo tollerare parecchie manifestazioni rituali, tra cui appunto la danza, che solo dopo molte condanne riuscì a “cacciare dal tempio”; ma in parecchie regioni è ancora palese la sopravvivenza di arcaiche danze agrarie che, opportunamente adattate si sono inserite in feste popolari religiosi locali.
Nel 1980 il Toschi definisce il Tataratà come una " rappresentazione a tema agonistico la cui struttura è costituita dalla moresca", e si spinge oltre affermando che essa conserva elementi più arcaici che proiettano il Tataratà in epoche ben più remote. Toschi individua in "quei soldati che hanno per copricapo una corona di fiori, quel re ed il suo seguito, e soprattutto in quella danza armata eseguita a piccoli salti", elementi di riti agresti e feste primaverili propri di una religiosità primitiva. 

Per saperne di più:  http://www.tatarata.it

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