Il corallo trapanese oro del mediterraneo. Il corallo mediterraneo sebbene conosciuto ed apprezzato fin dall’antichità, soltanto nel XIV secolo divenne un articolo di grande interesse economico a seguito della scoperta di nuovi banchi nella zona di Trapani, che resero la città un porto di riferimento per il commercio del corallo tra l’oriente e l’occidente. Mercanti ed artigiani ebrei che avevano già creato una rete di trasporti nelle maggiori città costiere, si stabilirono a Trapani usufruendo di esenzioni daziarie sul pescato concesse da Federico III nel 1314, e crearono una delle reti commerciali più interessanti del medioevo. Il corallo poteva essere commercializzato grezzo o lavorato e quest’ultimo in particolare aumentava notevolmente gli utili degli investitori che in breve tempo organizzarono dei veri e propri laboratori avvalendosi di artigiani del luogo. Il corallo quindi veniva pescato e poi distribuito agli artigiani o agli scultori in base alla forma ed alla qualità. I pezzi più grossi e preziosi venivano affidati a veri e propri maestri scultori che ne realizzavano opere religiose commissionate dalle chiese, o regali di nozze per famiglie aristocratiche, ma anche presepi, scrigni o reliquari. Il corallo normale veniva invece lavorato in maniera seriale creando dei cilindretti levigati o piccoli grani da utilizzare per la decorazione di oggetti o per la creazione di monili, e lo scarto veniva infine venduto agli speziali che lo impiegavano in alcuni preparati medicali. Più il commercio era fiorente e più la città si urbanizzava, si trasferirono infatti intere famiglie di svariate provenienze perfino islamiche. Convivevano diverse civiltà pacificamente nel comune interesse del commercio e della lavorazione del corallo, fino a quando nel XVI secolo gli ebrei furono espulsi da Trapani. I loro figli ormai integrati e convertiti rimasero e crearono insieme ai cristiani la prima struttura consolare dei corallai. La corporazione dei maestri corallai si arricchiva soprattutto grazie al lavoro dei maestri scultori che realizzavano opere vendute a prezzi elevatissimi, e dei lavoranti artigiani che producevano la quantità dei semilavorati. Nei primi del ‘600 gli scultori del corallo stanchi di essere dei sottoposti rivendicarono all’interno dell’associazione il diritto di poter commercializzare le loro opere autonomamente tutelati da una speciale licenza che ne riconosceva il ruolo. Fu proprio in quel periodo che furono realizzate le più preziose e raffinate opere commissionate da tutta Europa, e proprio quelle ad essere considerate oggi le più interessanti dai musei e dai collezionisti privati. Nel XVIII secolo il corallo trapanese cominciò ad esaurirsi determinando un cambiamento nell’ambito dell’artigianato consistente nell’abbandono del corallo e l’introduzione di nuove materie semipreziose quali l’avorio, la tartaruga, l’ambra, l’onice e l’alabastro. Oggi a Trapani sono rimasti pochi laboratori per la lavorazione del corallo dove maestri scultori insegnano ancora le tecniche di una volta a coloro che volessero apprendere questa antichissima e meravigliosa arte.

Foto:  Scrigno ovale del XVI sec. Museo di Pepoli Trapani