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Il segreto del giardino pantesco

Il segreto del giardino pantesco. Fin da subito appena sbarcati a Pantelleria, investiti da un seducente ed inebriante profumo di salsedine, veniamo contagiati da suggestioni di leggerezza ed euforia. Una magica atmosfera aleggia tutt’intorno, sembra quasi di trovarsi in un luogo fuori dal tempo. Caricati i bagagli su una vecchia automobile trovata al porto ad aspettare, partiamo per il nostro primo giro dell’isola. La gente del posto ci osserva come un rituale che si ripete tutte le settimane nel periodo di alta stagione, nuovi turisti, un ricambio atteso, utile portatore di nuova linfa all’economia dell’isola. La cartina stradale segna un’unica strada che in 42 Km percorre il perimetro dell’isola passando in alcuni tratti per l’entroterra. Speriamo che questa vecchissima ed improbabile auto non ci faccia vivere una disavventura nell’avventura! Ovunque si posi lo sguardo il colore grigio scuro dell’ossidiana prepondera nel paesaggio, ma quello che colpisce di più è la mancanza di alberi, la vegetazione è arbustiva, piantagioni di capperi dappertutto e meravigliosi terrazzamenti realizzati con muri a secco di piccole vigne che sembrano balconcini con vista mare. Il sole di Pantelleria bacia le pregiate uve che gli agricoltori coltivano con particolare sapienza. La dedizione e l’amore che gli isolani offrono alla propria terra è riscontrabile soprattutto nei prodotti d’eccellenza di cui sono realizzatori, basti pensare alla coltivazione della vite ad alberello dello “zibibbo moscato d’Alessandria”, alla cui pratica agricola è stato riconosciuto il valore storico culturale di coltivazione unica al mondo, diventata quindi patrimonio dell’Unesco. Dall’uva appassita di questa pregiatissima varietà viene prodotto il famoso moscato passito di Pantelleria esportato in tutto il mondo. Durante il tragitto incontriamo particolari costruzioni in stile arabeggiante che sono le tipiche e famose abitazioni dei panteschi: i “dammusi”. I tetti di queste case hanno una strana forma che è dovuta all’esigenza di dover canalizzare l’acqua piovana e convogliarla in apposite cisterne che vengono utilizzate per sopperire alla carenza dell’acqua. Nelle adiacenze dei dammusi notiamo la presenza di misteriosi elementi architettonici circolari che gli isolani chiamano giardini panteschi. Sono strutture rotonde fatte di pietra lavica di un diametro di circa 8 metri ed un’altezza di circa 3 metri, a cielo aperto e con accesso da un piccolo portoncino in legno, al cui interno, al centro, c’è un unico piccolo albero di limoni. A prima vista tutto ciò risulta abbastanza singolare, tanto sforzo strutturale per un misero alberello di agrumi? Che cosa rappresenta in realtà questo misterioso giardino? Forse oggi per molti è soltanto l’espressione di una tradizione locale ma quell’alberello protetto all’interno di quelle mura, osservato con più attenzione e ripensando al passato forse rappresenta qualcosa di molto più importante. Sembra più una piccola rivincita del popolo pantesco nei confronti dell’inesorabile natura, che con un alberello ed i suoi succosi frutti ha reso possibile quello che sembrava impossibile potesse sopravvivere in una terra arida e spazzata dal vento. Il giardino pantesco è un esempio perfetto di microclima creato dal sapiente utilizzo delle risorse naturali locali, l’habitat giusto per consentire la crescita di un albero di agrumi, impensabile al di fuori di quel circoscritto “giardino”, il simbolo dell’orgoglio di un popolo che non si arrende mai!

Foto Giardino Pantesco Donnafugata

Emma Luali