01Una salina è un impianto per la produzione di sale marino. L’area di una salina è costituita da vasche per la concentrazione dell’acqua di mare, che viene lasciata ad evaporare sotto i raggi del sole. Specialmente in passato, il territorio siracusano è stato ricco di saline, ora dismesse. Particolarmente note sono quelle di Augusta e di Priolo Gargallo, nonché le ex-saline di Siracusa, ad oggi preservate presso la Riserva Naturale Orientata – Saline di Priolo.

A sud, la costa è stata più che altro puntellata dai pantani, fondamentali per la fauna locale. I più noti sono il pantano di Vendicari, il pantano Grande, Piccolo e Roveto, che si trovano nella Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, istituita nel 1984. 1450 ettari di insediamenti architettonici d’epoca greca ed epoca bizantina; ma vi sono anche testimonianze del Quattrocento e del Settecento, come la Torre Sveva e la tonnara in disuso. Tutt’attorno, il pantano domina la vallata, istituendo, assieme alle saline, alle spiagge e ad aree di macchia mediterranea, un ecosistema unico e molto importante, soprattutto per gli uccelli migratori che dall’Africa arrivano qui per riposarsi, prima di continuare il loro viaggio verso il resto d’Europa. Molti, i pantani dell’area da ricordare e visitare: il pantano Longarini (tra le province di Ragusa e Siracusa), il pantano Cuba, e i pantani Auruca e Morghella, solo per citarne alcuni, tra le città di Noto e Pachino.

A ovest dell’Isola, in una zona lunga 29 chilometri tra Trapani e Marsala, si trovano le saline dismesse che sono parte della Riserva naturale integrale – Saline di Trapani e Paceco. Mille ettari di proprietà private ancora in uso per l’estrazione del sale, gestite dal WWF dal 1995. Questi luoghi sono diventati l’habitat naturale di alcune specie rare, animali e vegetali, soprattutto uccelli.
Le saline più suggestive sono quelle dello Stagnone e quelle di Trapani, con un particolare riferimento a quelle in località Nubia, dove si trova anche il Museo del Sale e il Mulino Maria Stella, oggi centro d’accoglienza per i visitatori. Sempre presso Nubia, dove si trova anche la sede del WWF, è possibile prenotare visite guidate presso le vasche di riserva dove vengono ospitati i fenicotteri, e le saline, per guardare con i propri occhi il lavoro di estrazione, che viene effettuato ancora oggi secondo metodi antichissimi. Restano ancora attivi infatti, dei caratteristici mulini a vento; alcuni vengono utilizzati per la macinazione del sale, altri per il pompaggio dell’acqua salata da una vasca all’altra.

La presenza delle saline in Sicilia, pare risalga al periodo fenicio, ma fu sotto il regno di Federico di Svevia, in periodo normanno, che fu istituito il monopolio di Stato per la produzione di sale; un monopolio che rimase intatto durante la dominazione angioina. Furono gli aragonesi, a sancire il ritorno alla proprietà privata, e la corona spagnola a rendere florida l’attività, trasformando il porto di Trapani nel centro europeo più importante per il commercio del sale. Il sale marino trapanese è oggi inserito nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani.

Questa lingua di terra bianca scintillante prosegue fino allo Stagnone di Marsala, una delle lagune più estese della Sicilia. Nel complesso, incluso nella riserva naturale istituita anch’essa nel 1984, sono incluse anche le isole di Santa Maria, San Pantaleo e La Scuola. L'isola Longa, la più grande, è nata a seguito degli spostamenti di sabbia causati dalle forti correnti sottomarine.

Questo luogo unico racchiude alcune specie botaniche e floreali molto importanti e rare, come il pino d'Aleppo e la palma nana, nonché la calendula maritima, una specie autoctona caratteristica unicamente della laguna. Le isole sono popolate inoltre da diverse specie di uccelli.

Autore | Enrica Bartalotta

Credit Immagine • Saline di Marsala – Inviata da Fabrizio Rossi