La ferula communis è una erba conosciuta con i nomi volgari di Finocchiaccio o Ferla. E’ tipica del le nostre zone ed i nostri nonni la utilizzavano per realizzare strumenti e rimedi popolari che sono arrivati fino a noi.

In inverno è poco appariscente mentre in primavera sboccia ed il fusto si allunga.
Le foglie sono lunghe circa 30 centimetri, ma possono superare anche i 60.
I fiori si riuniscono a formare delle ombrelle. Quella centrale solitamente la si riconosce per avvolgersi in 25-40 raggi, mentre le laterali sono più piccoline.
I frutti sono lunghi dai 12 ai 18 mm, diacheni appiattiti.

La fioritura avviene tra maggio e giugno.

Tutto il mediterraneo conosce la ferula, però c’è da dire che i terreni aridi e calcarei rappresentano l’habitat ideale per la sua crescita.

I nostri nonni raccoglievano i fusti fioriferi in estate (quando l’erba sfioriva). Toglievano ogni eventuale residuo di ombrelle e li essiccavano. In questo modo si ottenevano dei fasci da utilizzare per lavori di artigianato di una bellezza incredibile. Ci riferiamo ad esempio ai classici sgabelli a forma di cubo (“furrizzuoli” o “furrizzi”)  molto resistenti e super leggeri. Si potevano portare da per tutto e non pesavano molto nonostante il duro lavoro dei campi ai quali i nostri avi erano avvezzi.

Con il midollo, altro esempio, si producevano ance o meglio le imboccature dei “fiscaletti” tanto amati dai bambini.

I barbieri inoltre con il tronco secco e spaccato in due limavano i rasoi per fare il filo alla lama.

In tutti i casi non solo i contadini ma anche i pastori conoscevano bene la ferla e la evitavano perchè qualora il bestiame se ne fosse nutrito sarebbe potuto andare in contro a crisi emorragiche dovute all’attività anticoagulante di natura dicumarinica della ferla. Questo non avveniva spesso perchè le bestie tendono ad evitare il finocchiaccio, ma qualora l’uomo preparasse un fieno miscelando la ferula con altre erbe, l’animale difficilmente riconoscerebbe le essenze della ferla e la manderebbe giù insieme a tutto il boccone.

Altra curiosità è che anticamente, e usando questa parola ci riferiamo ai romani, si usava la ferla per condire le pietanze proprio come ora usiamo il dado.
Per di più si attribuivano alla pianta delle proprietà mediche. La si usava per curare la tosse, la gola irritata, la febbre, l’indigestione e persino come contraccettivo per via delle sue proprietà estrogeniche.

Inoltre sulle radici della ferla si trovavano i funghi Pleurotus eryngii var. ferulae. Una delizia per il palato. Stupendi da usare in cucina.

Nota: se avete delle immagini di alto artigianato locale, mandatele pure. Le aggiungeremo all’articolo 😉

Autore | Viola Dante, Immagine | commons.wikimedia.org