01La Miniera di Floristella, nell'area di Valguarnera, fu concesso l’11 aprile 1825 sebbene l’estrazione dello zolfo avvenisse anche prima, in seguito alla scoperta, nel 1791, del metodo di fabbricazione della soda ottenuta trattando con acido solforico il comune sale. Lo zolfo siciliano, abbondante in superficie e conosciuto sin dai tempi antichi, venne così richiesto in grandi quantità nei circuiti internazionali.
 
Conserva il paesaggio tipico. Gallerie e pozzi semiverticali sono presenti e visibili; da questi lo zolfo staccato a colpi di piccone era trasportato fino ai calcaroni posti in prossimità delle uscite di pozzi e gallerie. La visione delle vecchie attrezzature evoca l'immagine del durissimo lavoro e l'amara realtà dello sfruttamento del lavoro dei cosiddetti carusi, adolescenti e perfino bambini di 6 anni, che per poche manciate di soldi venivano ceduti dalle famiglie ai picconieri e utilizzati da questi per il trasporto a spalla in superficie il minerale di zolfo.
 
 
La miniera di zolfo di Floristella, insieme alle altre più piccole della provincia di Enna, a partire dal 1700 sono state fonte di ricchezza economica di rilevanza europea, anche se spesso a prezzo di disumano sfruttamento degli operai. Fino alla prima metà dell'Ottocento l'attività estrattiva era basata sul duro lavoro manuale di migliaia di scavatori, anche bambini di 6 anni, che sopportavano le tremende condizioni di lavoro in cambio di una misera paga. Luigi Pirandello illustra tale realtà nella sua novella Ciaula scopre la luna.
 
Le condizioni di lavoro dei minatori migliorarono in seguito con l'evoluzione dei processi estrattivi e con l'uso delle mine. In tale contesto, Agostino Pennisi barone di Floristella, iniziò a dare un volto imprenditoriale al processo di estrazione e lavorazione dello zolfo e fece erigere un pregevole palazzo, ancor esistente, che utilizzò come dimora di famiglia e come luogo di ricerca e sperimentazione. L'area del complesso minerario era interamente attraversata dalla ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone che vi aveva diverse stazioni; questa venne chiusa e rapidamente smantellata all'inizio degli anni 70. Le miniere di zolfo cominciarono ad entrare in crisi a partire dagli anni trenta anche se conobbero un rilancio a causa del secondo conflitto mondiale. Cessarono definitivamente la produzione negli anni settanta.
 
Seguì un lungo periodo di abbandono di tutte le strutture fino alla soglia degli anni novanta.
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