01Akrai è una sub-colonia greca che fu fondata nel 663 a.C. dai siracusani. Essa costituisce le fondamenta dell’odierna città di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa.

Fu tra le prime colonie fondate da corinzi giunti nei territori siciliani. Essa fu eretta sessant’anni prima di Siracusa e vent’anni prima di Casmene (avamposto militare sul monte Lauro). Altre sub-colonie greche sono Akrillai, sulla strada per Gela, e Kamarina, la più lontana, la cui nascita si fa risalire al 598.

La sua posizione strategica, su di un colle, la rese difficilmente inespugnabile; essa era al tempo stesso un punto ideale da cui vigilare i territori circostanti. La città raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno di Gerone II (275 a.C.-215 a.C.); fedele a Siracusa, ma con vita politica, amministrativa e militare autonome, fino al 211 a.C., quando, dopo la caduta di Siracusa, passò a far parte della provincia romana, con il nome latino di Acre. La città passò in seguito sotto il dominio bizantino e agli Arabi, che la distrussero nell'827, come ipotizzato dallo storico Michele Amari. Fu riscoperta dallo studioso siciliano Tommaso Fazello e in seguito, dal palazzolese barone Gabriele Judica, che ordinò i primi scavi archeologici nella prima metà del XIX secolo.

Nella zona sono visibili le due latomie di Intagliata e Intagliatella, della metà del IV secolo a.C. e i blocchi di base dell'Aphrodision, il Tempio di Afrodite eretto nel VI secolo a.C., probabilmente sulla base delle pietre ricavate dalle due cave. Sul lato occidentale, sorge il Bouleuterion, il luogo in cui il consiglio cittadino si riuniva. A est del colle sorgono i Templi Ferali, che venivano dedicati al culto dei morti. Sul lato meridionale del colle Orbo, sorge I Santoni, tempio unico al mondo per completezza delle rappresentazioni e per grandezza, dedicato alla dea anatolica Cibele.

Il grande complesso, oggi ospita i basamenti di due templi e importanti sculture rupestri (dodici), della dea e altre figure, situate in nicchie appositamente scavate nella roccia. Al loro interno, sono state ritrovate olli e lucerne, a testimonianza del fatto che l’edificio era luogo destinato al culto.
Gli scavi successivi a quelli ordinati da Judica, portarono alla luce invece il teatro attribuito al regno di Gerone II, ma datato invece II-III secolo a.C. Diversamente da quello di Siracusa, il teatro di Akrai non è stato scavato nella roccia per asportazione, ma è stato invece adagiato su un preesistente pendio, posto a sud del teatro. La cavea è composta da nove settori, divisi in otto scalinate.

Il basamento del proscenio era costituito da blocchi in pietra, che avevano lo scopo di sostenere gli elementi del loggiato, si pensa composto da otto colonne o da otto pilastri. La scena, in materiale ligneo e di dimensioni modeste, aveva una profondità di tre metri ed era circondata da un muro. In epoca romana, il teatro subì diversi rimaneggiamenti: venne edificata una scena più avanzata, elevata ed estesa fino al muro di fondo della scena greca, venne ridotta l’orchestra, e se ne pavimentò lo spazio a essa dedicata.
Il teatro è direttamente collegato tramite una galleria all'agorà e al Bouleuterion; in epoca bizantina, fu utilizzato come fondamenta di una struttura per la lavorazione del grano.

Autore | Enrica Bartalotta