01PALERMO – Buona parte della storia di Sicilia ha a che fare con il sottosuolo, dai Qanat arabi sino (quasi) ai giorni nostri, acquedotti, catacombe e miniere hanno raccontato storie di vivi e di morti, di fatiche e speranze. Ed ecco che una mostra, dedicata al mondo sotterraneo delle miniere sparse nel cuore della Trinacria, diventano l'occasione per osservare da vicino uno dei tanti volti di questa terra.
Appuntamento per il 16 e 17 novembre presso il museo di "Mineralogia" dell'Università di Palermo. In mostra anche scatti fotografici.
 
La mostra  è inserita nel programma dell’incontro divulgativo “Lo zolfo siciliano: storie di minerali e uomini”.
"Il passaggio dall'oscurità dei ricordi al chiarore della verità che riaffiora in superficie" è il racconto che Ezio Ferreri, dal 2000 al 2005, ha ricercato nel territorio siciliano, si legge nella nota informativa. 
Luoghi e rottami di un’archeologia industriale per ricordare quel teatro di sfruttamento minorile, quel pozzo di morti bianche che la Sicilia ha pagato a caro prezzo, sulle spalle ri pirreri, oggi documentate dagli scatti del fotografo siciliano.
 
"L’occhio chiaro che divide il mondo esterno da quello interno, il passaggio necessario che separa il buio dalla luce è alla base del linguaggio utilizzato da Ezio Ferreri nella ricerca sulle Miniere di Sicilia", 
 scrive la curatrice Giulia Scalia. 
Il percorso di ricerca da Trabia – Tallarita, Floristella, Cozzo Disi, Giumentaro, e ancora Ciavalotta, Pasquasia, miniere attive sino agli anni '90, viene riportato dagli scatti in analogico documentando ciò che rimane di 150 anni di fatiche, sudori e rabbia. 
 
(di Silvio D'Auria)