"Giosuè Ruotolo era in appostamento al palazzetto per un omicidio ideato da tempo". A inguaiare il militare, indagato insieme alla fidanzata per l'omicidio di Trifone Ragone e della siciliana Teresa Costanza, è l'avvocato Nicodemo Gentile, difensore di Gianni Ragone, fratello di una delle vittime.

"Trifone e Teresa erano con ogni probabilità attenzionati sin dal pomeriggio", sostiene il legale, secondo cui "fonti testimoniali attendibili riferiscono della presenza di una Audi A3 grigia, con a bordo un uomo, in sosta a poca distanza dalla macchina di Trifone, già verso le 19.20 del 17 marzo". Poco prima che i due ragazzi venissero uccisi nel parcheggio della palestra di Pordenone.

Per questo secondo l'avvocato "a Ruotolo andrebbe contestato anche il reato di stalking" e che "non restano dubbi sulla premeditazione". "Il delitto può essere stato compiuto soltanto da chi serbava un rancore feroce e mai sopito", spiega Gentile, "Trifone non era un facinoroso e non ha mai avuto screzi con nessuno fuorché con il Ruotolo che, invece, da callido mentitore, come tutti gli stalker, li ha sempre negati".