di Nando Cimino
 
        “Evviva Garibaldi, trasiu di Porta Nova, Francischeddu vinni ova e sò muggheri u baccalà”.  – Questa divertente filastrocca si cantilenava per i quartieri popolari di Palermo subito dopo l'entrata di Garibaldi; ed intendeva irridere Francesco II°  ultimo re borbonico di Sicilia. Ma vediamo invece di conoscere meglio questa famosa Porta Nuova accennandone alcuni essenziali tratti storici. La porta, a sud della città, venne fatta costruire dal senato palermitano nella seconda metà del '500, probabilmente su di una preesistente struttura. L'edificio che qualcuno chiama anche “ a porta di turchi”, per via di quattro altorilievi di mori che la ornano, oggi si presenta come una sorta di edificio turrito; scenografico “confine” tra la via Vittorio Emanuele che scende verso il mare ed il corso Calatafimi che invece sale verso Monreale. In realtà, nel corso dei secoli, la costruzione ha subito diversi rimaneggiamenti; il più importante, quasi un rifacimento, fu eseguito sotto la direzione di Gaspare Guercio in conseguenza della sua parziale distruzione avvenuta nel 1667. Si racconta a tal proposito che  un fulmine, che vi si scaricò durante un temporale, causò la esplosione di polveri da sparo li conservate con grave danneggiamento del manufatto. Di grande impatto visivo la porta, come un arco di trionfo, si fa notare sopratutto per la sua parte sommitale, dove spicca una piramide di maiolica decorata, a sostegno di un cupolino apicale, e raffigurante una grande aquila simbolo della città di Palermo. Al contrario della filastrocca iniziale, a tema storico risorgimentale, vi propongo invece a chiusura, questo meno nobile ma pure esso vecchio detto popolare palermitano che, a proposito di Porta Nuova, così recita:
            “A Porta Nova ci su beddi bavasci, 'nveci a Vucciria i megghiu pisci“ !
 
Foto di Luigi Miceli