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Palermo quale futuro per i giovani ? Il lavoro che non c’è di Aldo Di Vita

In Sicilia un giovane su due è disoccupato. Lo rivelano le stime Istat che comprendono i cittadini di un’età compresa tra i 16 e i 24 anni nell’arco del 2012. Il 17,5% dei quali sono maschi e le 20,6 femmine.
 Il tasso d’occupazione registrato a Palermo nel 2012 si attesta al 39,8 questa percentuale si colloca al di sotto sia della media nazionale (56,8%) sia della media regionale (41,2%). Di converso, il tasso di disoccupazione della provincia, in ragione delle 80,6 mila persone ufficialmente in cerca di lavoro, ha raggiunto il 19,4% nel 2012 precedente, il doppio della media nazionale. Il numero dei giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano, senza alcuna formazione e dopo parecchi tentativi non cercano neppure più un lavoro, sono il 35,7% in Sicilia, contro la media nazionale. La disoccupazione giovanile,tra15 i 24 anni, tocca nella provincia di Palermo il 41,8% (il 25,4 in Italia).
In questo paese si parla di lavoro quando poi il lavoro è interrotto bruscamente, oppure si legalizza lo sfruttamento con contratti di lavoro a termini spesso mal retribuiti senza alcun diritto e spesso senza copertura dei versamenti della pensione e parliamo anche di lavori nella pubblica amministrazione.
Oggi cosa offre il mercato del lavoro, nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni?
A Palermo il futuro lavorativo, è una vera e propria chimera.
Nell’ultimo ventennio la crisi ha spazzato via, quel poco che una volta era l’industria nascente dell’interland cittadino, tristemente famosa la zona industriale di brancaccio, oggi rimangono, solo capannoni abbandonati,e macchinari arrugginiti, a ricordo di un tempo passato.
Il lavoro che oggi c’è e come l’arte degli illusionisti o il bel sogno di una vita migliore.
Tanti anni fa a Palermo nel suo centro storico, c’era un mercato commerciale molto fiorente,le strade anche quelle secondarie, e i vicoli erano popolati da negozi di ogni genere, e la città aveva un aspetto di grande vitalità, ed era meta di tanta gente che arrivava da ogni parte della provincia, per fare buoni acquisti.
Che cosa rimane oggi di questo mercato fiorente? Rimane ben poco. Molti negozi del centro storico sono scomparsi, e a posto loro ci sono piccoli bazar indiani, e africani, e poi solo ruderi di vecchi negozi abbandonati da anni all’incuria, e all’inciviltà selvaggia della pubblicità abusiva e, all’ennesimo malessere amministrativo, che non punisce chi sporca,e imbratta i muri, e quant’altro.
Anche le vecchie e antiche piazze di mercato sono in declino, una fra le più antiche la “La Vucciria” oggi, e quasi svuotata di venditori, a posto del vecchio mercato sono rimaste pochissime bancarelle, e pochi negozi le strade sono semi deserti, e in alcuni punti ci sono palazzi vecchi e abbandonati, alle incurie e sono in gran parti pericolanti.
Dei negozi storici centenari che una volta dimoravano nelle strade di Palermo, non è rimasto nulla, i vari nomi di famosi negozianti, come Vincenzo Albano, Spatafora, Patania, e tanti altri, sono scomparsi schiacciati dalla crisi, e centinaia di posti di lavoro si sono persi.
Ma ciò che ha veramente dato il colpo mortale all’economia di Palermo, e stata la chiusura della catena dei grandi magazzini Migliore, e Max Living di Li Vorsi, fiore all’occhiello dell’economia palermitana,con la perdita di un migliaio e più di posti di lavoro e la perdita di opportunità per il futuro lavorativo dei giovani.
E infine quello che per quasi un secolo ha rappresentato l’orgoglio dell’industria di Palermo e della Sicilia intera; Il cantiere navale di Palermo tra i primi cinque della cantieristica mondiale con un’operatività costruttiva inesauribile, che per anni diede lavoro, e pane a circa 4000 operai, (dai nostri bacini uscirono le più grandi navi del tempo).
Oggi di questo gran polo industriale rimane poca cosa. La forza lavorativa e stata ridotta a circa trecento operai. Le commesse di lavoro sono state spostate ad altri cantieri in alta Italia, o all’estero. La storia di uno dei più imponenti cantieri mondiali, e all’epilogo finale tra la disperazione dei lavoratori, e l’amarezza di un’intera cittadinanza. Della famosa cantieristica di Palermo l’attuale realtà, e solo un lontano ricordo di un tempo passato.
Emergono tanti dubbi e tanti perché, che spesso non trovano una risposta soddisfacente a questo declino imprenditoriale. Sfracello economico voluto, anche da una classe padronale sleale, e irresponsabile che con giochi sporchi, ha penalizzato il nostro cantiere a favore di altri. E non certo si esonera la responsabilità della classe politica governativa locale, sia cittadina che regionale, che in compiacenza ha permesso una simile vergogna e carognata nei nostri confronti quando era primario difendere a denti stretti il prestigio irrinunciabile del settore cantieristico e il sacrosanto lavoro di migliaia d’operai. Loro invece hanno assistito nell’incapacità, e apatia alla propria terra assistendo con disonore la fine di un’epoca, che aveva visto tante navi varate a Palermo solcare il mare, e gli oceani.
Naturalmente ci vorrebbe tanto scrivere per elencare tutte le aziende che oggi non ci sono più che sono tantissime, mi sono limitato soltanto a citare le più importanti.
Oggi il tessuto sociale e commerciale, e retto su pilastri senza fondamenta, e spesso senza regole. Regole che sono il fondamento di garanzia della classe lavoratrice, che spesso é vittima calpestata nella sua stessa dignità. Nell’ultimo ventennio alcuni idioti, che si definiscono imprenditori che io li qualifico come parassita della società, grazie alla sfrenata globalizzazione selvaggia, e inumana hanno inventato un sistema di lavoro chiamato call center cosiddetto lavoro interinale, e grazie sempre ai soliti noti politici con la loro indecente complicità nel fare decreti legge hanno protetto, e consentito a questi affaristi senza scrupolo di sfruttare con contratti capestro milioni di giovani lavoratori in tutta Italia, e qualche migliaio a Palermo.
Ancora una volta la classe politica assieme ad alcuni sindacati, non e stato in grado di proteggere, e garantire il futuro dei giovani inventando i lavori precari di breve periodo che hanno ancora di più distrutto il futuro.
I giovani e meno giovani sono stati sfruttati sistematicamente umiliati, e schiavizzati con stipendi da miseria, e senza copertura della pensione, e infine, la beffa finale senza alcuna liquidazione, grazie ai contratti non conformi alla costituzione, e allo statuto dei lavoratori, spesso manomessi dagli stessi politici per favorire queste porcate. Gli stipendi nella media nazionale oscillano da 800 euro a 600 euro.
Le società interessate sono ramificate in tutto il territorio nazionale e di tanto in tanto qualcuna chiude i battenti dichiarando fallimento da un giorno all’altro, con l’ulteriore scoramento dei lavoratori che rimangono disoccupat,i e con tanti mesi di stipendio arretrato.
Le paghe a Palermo si aggirano intorno alle 600 euro per 8 ore di lavoro e 300 euro per quattro ore di lavoro ma naturalmente tutto e rapportato alla riuscita di contratti realizzati chi non rispetta i budget automaticamente viene licenziato senza preavviso, e senza alcun diritto. Chi lavora in queste circostanze poco umane sono una categoria di persone cha va dai 18 anni ad arrivare ai 50 uomini e donne sono presenti anche persone sposate con figli. Viene spontaneo chiedersi come si può portare avanti una famiglia anche lavorando marito e moglie quando ciò e possibile avendo gia i figli grandi.
Questa attività interinale e sempre gestita dalle società con sede al nord, a gestire il lavoro a Palermo e un agente o un sub agente a suo volta inconscio di essere anche lui una pedina al servizio di una classe imprenditoriale senza onore.
Altra categoria sorta da recente nel settore commerciale e il franchising, e un modello d’imprenditoria commerciale che si sviluppa in diverse categorie merceologiche.
Spiegando in forma breve cose il franchising, e un modello commerciale, che e gestito attraverso una catena produttiva aziendale, che fornisce merce ad un soggetto imprenditoriale, che vuole aprire un’attività, e per contratto dovrà vendere soltanto i prodotti realizzati dall’azienda, in poche parole l’imprenditore deve arredare il negozio secondo il progetto architettonico previsto dall’azienda, a totale carico economico con tecnici di fiducia della stessa azienda, e oltre deve rifornirsi della merce d’esclusiva produzione aziendale, avrà un ricavato di guadagno pari al 50%.
In definitiva una specie di sudditanza economica imprenditoriale, finalizzata ad un vero e proprio schiavismo legalizzato. Molte di queste attività durano quanto una stagione, e dopo chiudono battente, con alle spalle un fallimento, e migliaia d’euro di debito in pratica l’imprenditore, si ritrovano in mezzo una strada, e i lavoratori ancor peggio disoccupati, e senza un sostentamento economico.
Anche questo problema e da ricercare della mancata vigilanza dell’istituzione che devono far rispettare le leggi dell’economia equamente dai grandi produttori ai piccoli imprenditori tutelando le leggi di mercato, Invece continuano a favorire i più forti a discapito dei più deboli.
Ora devo toccare un tasto molto delicato e sicuramente verro criticato aspramente da qualche politico beota falso e ipocrita senza distinzione d’origine destra, sinistra, bianco, verde, giallo e rosso. A Palermo non esiste un ordinamento comunale che regola tutto il settore commerciale, artigianale e industriale che riguarda regole spazi, limiti e orari;
O più esattamente le regole ci sono ma sono solo parole scritte e ammuffite, negli scaffali delle amministrazioni.Un esempio; a Palermo succede che moltissime attività arbitrariamente aprono 365 giorni a l’anno, molto spesso sono cittadini di diversa nazionalità che vivono a Palermo (particolarmente la comunità cinese a regole proprie che non tengono conto minimamente del rispetto del paese che li ospita), ultimamente anche i commercianti palermitani hanno cominciato questa brutta abitudine. Costringendo i propri lavoratori, a un lavoro stressante senza riposo con orari oltre le regole contrattuali, e poco importa se il lavoratore, poi è mal pagato senza straordinari e a volte neanche messo in regola, e infine con atteggiamenti di ricatto e senza un minimo di morale civica  la solita frase arrogante di minaccia che se si vuol continuare a lavorare bisogna sottostare a queste condizioni, o in alternativa il licenziamento.
In questa metastasi i lavoratori devono confrontarsi con la disperazione cercando alla meno peggio di andare avanti pur non avendo alcun diritto, e nessuna garanzia per il futuro.
In questi ultimi mesi la situazione della crisi economica palermitana di riflesso a quella nazionale a toccato anche il settore arte e cultura. Lo stato ha tagliato i budget statali per le attività, del mondo dello spettacolo e della cultura penalizzando fortemente le attività teatrali.
Ancor più grave recentemente la situazione economica lavorativa dell’orchestra sinfonica siciliana che s’e vista tagliata fuori dalla crisi economica. Gravissimo errore dello stato che non ha tutelato l’arte e di conseguenza neanche l’attrazione internazionale del turismo.
Rischiano la chiusura gran parte dei teatri palermitani, come il teatro Biondo il teatro Politeama, e tanti altri piccoli teatri cittadini, di conseguenza decine e decine di lavoratori e centinaia d’artisti si ritrovano senza un lavoro e senza la propria dignità.
Ben più grave sarà la vana speranza, per un futuro artistico dei giovani, che usciranno dalle varie discipline musicali, e artistiche del conservatorio, e dell’accademia delle belle arti, che si vedranno chiudere l’avvenire, e il loro futuro.
 Negando il domani ai giovani, l’ingresso nel mondo artistico. Di fatto si ferma l’evoluzione naturale che l’arte imprime nella società per una crescita prima culturale poi civica e morale.
Questa e l’ennesima porta che si chiude al futuro, ai giovani e meno giovani cittadini di Palermo.
Personalmente sono molto rammaricato, e addolorato perché ho due figli artisti senza nessun avvenire. Mia figlia ha già lasciato l’Italia e lavora in Germania. Nazione che in questi ultimi due anni a visto arrivare ben 50 mila giovani italiani in cerca di un lavoro.
 Dignitoso, quello che era un vecchio passato d’emigranti torna di nuovo a bussare alle porte della nostra città.
L’atro figlio e rimasto a Palermo con una laurea in scenografia e anche un fotografo artista  lavora il vetro artistico ma le condizioni di lavoro sono insufficienti e non in grado di soddisfare i propri bisogni economici avendo una compagna anche lei artista senza lavoro laureata col massimo dei voti 110 e lode all’accademia delle belle arti, con un affitto e le bollette da pagare; Quasi sempre siamo noi genitori a provvedere dove loro non arrivano.
Altro argomento delicato d’affrontare e il massiccio insediamento di nuovi imprenditori provenienti da altri stati il loro flusso produttivo e commerciale oggi ha una presenza elevatissima.
La comunità cinese ha la più alta percentuale presenza d’attività nel settore merceologico commerciale, nella vendita a dettaglio all’ingrosso, e nella produzione artigianale.
Ma purtroppo spesso non ha il minimo rispetto per le regole del nostro mercato violando di fatto ogni norma.
Anche qui si deve, tutto alla mancata scienza economica della nostra classe politica non in grado di gestire accordi, e scambi commerciali con altre entità Internazionali.
Occorreva regolare il flusso d’ingresso delle merci in entrata, nel rispetto e nella tutela del prodotto interno, cosa che non ha fatto mettendo in grave difficoltà i nostri imprenditori e soprattutto i produttori dell’artigianato, e della piccola e media industria. Ma al contrario favorendo la massiccia presenza di grande industria italiana all’estero,che slealmente ha lasciato il suolo italiano mettendo in strada centinai di miglia di lavoratori. In definitiva questo a consentito ai grandi industriali,di sottopagare la manodopera straniera, e arricchirsi ancor di più, a discapito dei popoli sottosviluppati,e lasciando l’Italia senza che lo stato intervenisse, fermando la fuga di capitali e fabbriche all’estero. Naturalmente questo lascia molto pensare ad un vero proprio accordo tra politici e imprenditori.
Altro grave errore, e stato permettere l’ingresso ad imprenditori non provenienti dalla nostra comunità europea, questo e stata una delle cause che hanno determinato la chiusura dell’attività di milioni d’imprenditori italiani, e qualche migliaio a Palermo.
Una tra le nazioni, che ha fortemente tutelato l’imprenditoria nazionale, e stata la Germania, che non solo a vietato l’ingresso ad imprenditori non appartenenti alla comunità europea, ma ha stabilito regole precise con le merci in entrata da altri stati.
Oggi l’Italia si ritrova invasa da piccole fabbriche manifatturiere, che producono di tutto, e di più, spesso violando qualsiasi legge italiana, contraffacendo i marchi di qualità e utilizzando mano d’opera a basso costo, inoltre lavorano in condizioni inumane senza diritti e sotto pagati. I negozi al dettaglio e all’ingrosso sono ramificati capillarmente ovunque, dal piccolo centro alle grandi metropoli. Anche Palermo e stata invasa letteralmente, questo fenomeno ha ulteriormente affondato definitivamente quel poco di commercio esistente a Palermo.
Personalmente ho una grande ammirazione per il popolo Cinese che senza ombra di dubbio hanno una grande capacità imprenditoriale e le grandi doti di aver saputo allargare i propri mercati in tutto il mondo creando grandi opportunità di lavoro, e una grande crescita del proprio paese cosa che viene alquanto difficile ai nostri mediocri rappresentanti politici.
Quindi credo che il problema sta a monte, mancanza di regole e rispetto alla legalità da parte di entrambi le parti. Occorre uno stato italiano gestito da ottimi amministratori che sappiano fare il proprio lavoro sia in difesa dei propri cittadini e sia a garantire uno scambio commerciale secondo i criteri, e la tutela di entrambi le parti,e non meno ad un controllo capillare di tutte le merci in entrata nella tutela e la sicurezza dei consumatori.
Naturalmente quanto detto non ha niente, a che vedere con i poveri disperati, che con le vecchie carrette arrivano dal mare, in cerca di speranza, e di sopravvivenza, loro sono solo fratelli, e sorelle che vanno assistiti e aiutati da tutti a ritrovare la speranza e la propria dignità. E compito dello stato italiano ed europeo integrare e tutelare le minoranze nel rispetto degli accordi internazionali e umanitari garantendo loro un’accoglienza umana e rispettosa.
E dovere personale elogiare l’operato del sindaco di Lampedusa per il suo grande impegno in favore dei disperati del mare. Grazie gentilissimo, primo cittadino Giusi Nicolini anima nobile dotata di alto senso d’altruismo e di fratellanza verso i fratelli e le sorelle d’africa e da ogni dove.
Molto spesso camminando per Palermo ci sono quelle cosiddette sale Bingo e agenzie di scommesse che da parecchi anni fanno parte del tessuto metropolitano cittadino, esse sono presenti in maniera massiccia su tutto il territorio italiano.
Che cosa dire, su questo fenomeno? E bene la risposta e semplice lo stato italiano per riempire le proprie casse sì e inventato il gioco d’azzardo e lo ha legalizzato.
Con questo sistema lo stato riesce a raggranellare una infinita di milioni di euro oltre alle tasse, che di fatto stanno annientando il paese. E questo anche è stato fatto per fare contenti certi amici dei politici, che gestiscono questa grande macchina di parassitismo economico.
Qui la vittima e il comune cittadino, che grazie anche alla sua poco maturità intellettiva, e morale cade nel giro vorticoso del gioco d’azzardo fino ad arrivare a prosciugare le proprie tasche, e finire nelle mani di strozzini pronti a togliere tutto quello che resta al povero disgraziato. Spesso a cadere vittime di questa grave malattia del gioco sono alcuni imprenditori che già nei guai per la crisi finiscono la loro via crucis giocando d’azzardo nella speranza di recuperare i capitali persi sarà un’ulteriore forma per velocizzare la loro fine.
Io mi chiedo spesso se questa, era la maniera politica, ed economica per rilanciare uno stato in crisi, gettare ulteriormente nel baratro soggetti deboli psicologicamente. Mi vergogno di essere governato, da quest’accozzaglia d’incapaci, e spero con tutta l’anima che presto ci sia un cambiamento radicale, di tutti politici italiani.
Altra domanda che rivolgo alle istituzioni, non sarebbe stato meglio investire sul futuro che aprire sale da gioco, e scommesse: Dando invece input al settore Industriale e artigianale Rallentando la pressione fiscale, Facendo pagare equamente a tutti le tasse in base al reddito. Una fra le cose che non avete fatto e la tassazione sulla patrimoniale, per fare in modo che i grandi magnati del paese siano i primi a pagare in proporzione alla loro ricchezza. Invece i grandi ricconi con la compiacenza di certi politici anche essi ricchi a loro volta hanno legiferato ad personam per pagare il meno possibile tutelando i loro interessi.
Palermo e una città delle contraddizioni dove si possono notare molte anomalie.
Evidenti a tutti e nota la presenza di un’infinita di sportelli bancari, (il più alto numero in Italia) e una miriade di società finanziarie. Viene spontanea una domanda come fa una città con il più alto tasso di occupazione, ad avere una cosi alta presenza di banche e finanziarie?
E non finisce qui altra meraviglia e la notevole presenza di noli dove sono attraccate un numero infinito di barche private, dalla piccola imbarcazione alle grosse motonavi di milioni di euro. Pensate che il principato di Monaco a Monte-Carlo a meno barche di Palermo. Non lo trovate piuttosto strano.
Io spero che un giorno avremo delle risposte soddisfacenti a tal riguardo, specialmente dagli enti interessati al fisco e alla magistratura spero solo che non resti un desiderio utopistico.
E ora passiamo al nocciolo di quello che era l’argomento principale e che personalmente ho a cuore.
L’amara realtà che oggi vive una città agonizzante.
 Sono di una profonda tristezza molti giovani e meno giovani che non hanno lavoro o che hanno perso il lavoro, e quelli che pur avendo un lavoro vivono in un contesto economico indignitoso perché mal pagati, e non in regola spesso sono anche persone che hanno una compagna, e dei figli, ridotti ormai da tempo a non poter soddisfare i bisogni personali e non adempiere al pagamento della casa e delle bollette. Molte di queste famiglie sono costrette a vivere in casa dei genitori, o dei nonni, che dopo una vita di lavoro e di sacrifici si ritrovano a ricominciare da capo a stringere la cinghia.
Dopo ci sono storie ancora più tristi intere famiglie ridotti in miseria sorretti dagli anziani nonni perché il loro figlio cinquantenne a perso il lavoro, e non lo trova più a causa dell’età e inoltre il nipote figlio del proprio figlio nelle medesime condizioni, anche lui licenziato e senza lavoro con famiglia.
La strada del tramonto non ha ancora fine, alcune famiglie sono ridotte a vivere nelle macchine, o sotto i portici della stazione, perché non hanno più neanche i vecchi genitori.
In questa società c’è un male epidemico, l’indifferenza nei confronti degli ultimi, che vivono in estrema miseria, la società ha dimenticato, di fatto, cosa è la solidarietà umana.
L’attuale politica con i suoi rappresentanti, giace in uno stato di metastasi, e d’incapacità di creare, quei presupposti primari, per garantire assistenza, e integrazione nell’ambiente sociale dei soggetti più deboli. La loro sfrontatezza non ha più limiti, e dignità. Spesso ricorrono alla solita nauseante scusa, della crisi ma ciò non può giustificare l’abbattimento degli ammortizzatori sociali, linfa vitale per il soccorso dei più bisognosi.
Questa fase cronicizzata del mal governo si è aggravata nell’ultimo ventennio si sono succeduti governi di destra e sinistra ma hanno saputo realizzare sempre la solita minestra taglio alla spesa pubblica penalizzando i settori della società più importanti, sanità, cultura, lavoro, ammortizzatori sociali e quant’altro. Ma sono stati bravissimi ad aumentare le loro paghe i loro privilegi e fare leggi e decreti legge ad personam.
Per ultimo voglio fare un elogio, a quei pochi commercianti rimasti nel centro storico di Palermo, sfidando la crisi, e continuando a credere nel proprio lavoro con coraggio e determinazione. Questi coraggiosi imprenditori sono voluti rimanere nel cuore della vecchia Palermo rinunciando alla globalizzazione dei grandi centri commerciali scegliendo la propria liberta di mercato e di acquisto del prodotto. Palermo dice grazie a voi perché i cittadini amano la propria città e le proprie abitudini di vita. Cosa c’è di più meravigliosa di una bella passeggiata in via Roma , via Maqueda, passando dal Teatro Massimo, e poi ancora via Ruggero Settimo fare sosta per un bel caffe in via principe Belmonte Seduti a tavolino, e poi arrivare a piazza Castelnuovo ammirando il Teatro Politeama e infine chiudere in bellezza facendo quattro passi in via Libertà dopo aver fatto shopping.
Un particolare elogio lo faccio al mio carissimo amico Paolo Conciauro, giovane imprenditore nel settore calzaturificio. Un onore al merito per le sue qualità imprenditoriali, e commerciali mirate a promuovere il rilancio, del meraviglioso centro storico di Palermo, fornendo tra l’altro una meravigliosa scelta di scarpe, d’ogni stile e marca del prodotto Italiano.
 
                                                     La Palermo che vorrei
 
C’è una Palermo che vuole emergere quella Palermo dal grande cuore, fatta da tanti piccoli uomini che sognano da tempo una città libera.
Libera dall’illegalità, dai soprusi, vittima di un’involuzione dilagante, indebolita nell’anima,
e profondamente destrutturata.
Ecco cose oggi Palermo, una città agonizzante, che vuole e deve cancellare l’infamia dei suoi eterni nemici.
Il popolo vuole annunciare il tramonto dei Gattopardiani, del nepotismo arcaico siciliano, per dare vita all’alba di una città nata sotto il segno della cultura, dello splendore, la conca d’oro, la gloriosa capitale della magna Grecia, e il regno di Re Federico II, e infine la felicissima voluta dalla nobile famiglia dei Florio che coronarono quel fantastico periodo della belle epoque e dello stile liberty.
A questo proposito prendo in analisi una citazione che dice quanto segue:
“Noi ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli.
Il nostro compito oggi è forse il più difficile!
Recuperare e valorizzare ciò che i nostri figli ci hanno prestato.
Un’ardua prova, di saggezza e coraggio.
Figli che nonostante tutto sono l’impulso vincente della nostra città, ma fragili, indeboliti e privati dei diritti più elementari.
Come possiamo restituire con dignità ciò che i nostri figli ci hanno dato in prestito?
Urge una rinascita culturale. Un risveglio delle arti, una maggiore attenzione al talento, occorre ritrovare la voglia di donare cultura.
A tale proposito cito una frase di Giovanni Falcone; “ Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, costi quel che costi, in ciò e l’essenza della dignità umana”.
E nostro dovere oggi restituire ai nostri figli una città legale! Che li possa accogliere, e che possa promuovere e sviluppare le loro capacità!
Recuperiamo lo splendore delle nostre coste, del centro storico, dei nostri musei, dei nostri teatri,dei nostri mercati, restituiamo all’artigianato, e tutto questo facciamolo attraverso soluzioni concrete,oneste,e trasparenti.
Soluzioni che riescano a dare risposte immediate ai cittadini delusi dal sistema politico amministrativo.
Una città unita che si risveglia e che pone le sue basi sulla legalità, e una città forte!
E una città con dei servizi, e una città che può supportare con dignità le fasce più disagiate, come disabili, e portatori di handicap, gli anziani, e poi le persone fortemente disagiate economicamente.
Una città garantisce l’efficacia dei servizi se agisce nella legalità adempiendo con rispetto ai propri doveri.
E compito dei cittadini e dell’amministrazione politica, rilanciare la nostra città,con le sue innumerevoli potenzialità, rese invisibili fino ad oggi.
 
 
Aldo Di Vita    

                                                                           Palermo 26 luglio 2013

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Staff Siciliafan