Un’imponente rupe di calcarenite, un toponimo di origine araba e tracce di insediamenti che attraversano i millenni: nel cuore dell’Agrigentino si erge un luogo che intreccia archeologia, paesaggio e memoria.
Un gigante di pietra nella campagna di Comitini
A cinque chilometri dal paese di Comitini, in provincia di Agrigento, la campagna si apre all’improvviso su una presenza imponente. Un ammasso isolato e spettacolare di calcarenite domina il paesaggio. È la Petra di Calathansuderj, una grande roccia grigiastra lunga 70 metri, larga 40 e alta 30.
La sua forma compatta e solitaria colpisce lo sguardo. A una prima impressione potrebbe sembrare un meteorite precipitato in epoca preistorica. In realtà si tratta di un rilievo naturale che nei secoli ha assunto un ruolo centrale nella vita delle comunità locali.
Un nome di origine araba e una storia stratificata
Il toponimo “Petra di Calathansuderj”, di origine araba, rivela già nella denominazione una storia complessa e stratificata. La Sicilia, crocevia di popoli e culture, conserva in molti luoghi tracce linguistiche che rimandano alla presenza islamica sull’isola tra IX e XI secolo.
La rupe non è solo un elemento paesaggistico. È un sito che racconta insediamenti, trasformazioni e funzioni diverse nel corso dei secoli.
Le tracce del villaggio preistorico
Intorno alla rupe si trovano numerose “tombe a forno”, testimonianza della presenza di un villaggio preistorico. Le indagini archeologiche hanno restituito reperti recuperati alle pendici della roccia.
I materiali rinvenuti sono oggi conservati presso l’Antiquarium del Palazzo Bellacera di Comitini, che custodisce le evidenze di questa fase antica. La presenza delle sepolture indica un insediamento stabile e organizzato. La scelta della rupe non fu casuale: offriva protezione naturale e un punto di controllo sul territorio circostante.
Il complesso bizantino scavato nella roccia
Nel periodo bizantino la Petra fu trasformata in un articolato sistema ipogeo. All’interno della roccia vennero scavate gallerie, scale e corridoi. Si crearono stanze, cisterne e magazzini.
Il complesso si sviluppa su quattro livelli collegati tra loro. Un lungo corridoio di circa 30 metri attraversa l’intera rupe. La struttura interna rivela una progettazione funzionale e una conoscenza avanzata delle tecniche di scavo nella calcarenite.
Questi ambienti suggeriscono un uso continuativo e organizzato, legato sia alla difesa sia alla gestione delle risorse.
Una roccaforte per il controllo del territorio
La Petra di Calathansuderj ebbe con ogni probabilità la funzione di roccaforte difensiva. La posizione consentiva di controllare le vie di comunicazione e il territorio circostante.
Le informazioni raccolte indicano che questa funzione si mantenne fino al XIII secolo. In un’epoca segnata da instabilità politica e incursioni, una struttura naturale fortificata rappresentava un presidio strategico.
Gli usi più recenti e la memoria del luogo
In tempi più recenti la rupe fu utilizzata come abitazione da viandanti o nomadi. Gli ingressi vennero protetti con una cancellata. Il sito continuò a essere frequentato, anche se con funzioni diverse rispetto al passato.
Oggi la Petra di Calathansuderj resta un luogo che unisce archeologia, storia e paesaggio. La sua presenza isolata nella campagna agrigentina conserva il fascino di un monumento naturale che attraversa le epoche senza perdere la propria identità.
Ringraziamo il Touring Club Italiano – Club di Territorio Palermo, per averci segnalato questo luogo da scoprire: un sito poco noto ma di grande valore storico e culturale.
