“L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”.
J.W Göthe

Viaggio in Sicilia

A scrivere questa Ode avverto un palese disagio,
sono incerto, dubbioso e indugio
nel narrare ai miei lettori un introspettivo viaggio,
ma per riuscire in ciò nella poesia mi rifugio
e inizio a farlo con uno spiccato pregio.

Indosserò, immeritatamente le vesti
di un grande dell’arte dello scrivere
che intraprese un itinerario senza remore,
perché rapito dall’amore per il vivere.

A tal fine vesto i panni di codesto personaggio,
dovrò farlo con amore e coraggio.
Perché viaggiar per terra è cosa dura,
ma navigare per mare mette ancora più paura.

Ma cosa non farei per assaporare lo spirito di avventura,
che mi accompagnerà fin lì, dove nasce la letteratura.

Nella teutonica terra
iniziò il mio italiano peregrinare,
ma nella Sicilia avevo la mia destinazione naturale.

Una terra di arte e poesia,
di ellenismo e di archeologia,
di miti e di dei,
dal più profondo rapiva tutti i pensieri miei.

I pensieri di un poeta vagabondo,
che non temeva di girare per il mondo,
vissi in pieno romanticismo
e appagare con esso intendo il mio poetico narcisismo.

Sbarcai a Palermo in un giorno di primavera,
la brezza mattutina durava fino a sera,
trovai l’aria e l’atmosfera surreale,

avevo trovato la mia Terra Ideale,
con stupore, seppur ragionato,
questa sensazione mi rubò il cuore e il fiato.

Venni catturato in un istante,
d’improvviso divenni trepidante,
la stanchezza del viaggio era superata dal mio desiderio di scoprire le bellezze di quella natura mai violata.

“Conosci tu la terra dove i limoni fioriscono?”
D’improvviso i miei pensieri di classicità si arricchiscono
e con questi versi iniziai il mio distico.

Entrai in familiarità con l’ orgoglioso isolano,
che alla maniera di un genitore, mi accompagnava con accortezza per mano.

Visitammo Palermo, le sue tante arti e stili,
mi resi conto che al mondo poche cose sarebbero potuto essere ancor più sublimi.

Le chiese, le piazze, il porto, i palazzi
mi lasciavano percepire la gioia e gli appagamenti,
che Idrisi il Moro conobbe,
quando dal mare intravide queste sponde.

La visione dell’effige di Santa Rosalia,
sgombrò il mio cuore da ogni tristezza e malinconia.
L’indomani giunsi nella vicina Bagheria,
in visita mi recai in Villa Palagonia,

dove restai estasiato da molte cose,
la sua bizzarria e le figure mostruose suggerivano a me nuovi versi e prose.

La sorella di Caiostro incontrai a Morreale,
non il Duomo, ma San Martino mi accompagnò a visitare.

Proseguì per Castelvetrano, Segesta e Girgenti,
dove il mio respiro venne rubato dalla Valle dei Templi.

Il mio itinerario continuava per Nissa, Enna e Siracusa,
nell’assaporare la loro arte,
la mia anima come in un paradiso era racchiusa.

Non mi arresto e continuo il mio viaggio,
conobbi Catania, Acireale, Mongibello,
il principe Biscari,
lui il mio viaggio rese ancor più confortevole e bello.

La Sicilia mi conquistò con la sua arte, geografia e cultura,
per me scordarla era l’impresa più dura,
al sol pensier il cuore si riempie di paura..

Sta per concludersi questo viaggio,
dopo un anno sono più consapevole e saggio,
che per conoscere l’Italia bisogna

iniziare soprattutto
dalla sua Isola Magna
perché è qui che si trova la chiave di tutto.

La morbidezza dei suoi contorni,
la scambievolezza delle tinte
e la bellezza di ogni cosa,
fanno di lei una realtà superba ed armoniosa.

Ab infera ad astra,
questa terra non è mai stata nefasta,
ma adesso il mio animo ha ormai capito
che il mio spettacolare viaggio si è concluso tra realtà e mito.

Non per cinica rassegnazione,
ma il dovere ormai mi ricorda e m’ impone
che giunto è il tempo di ritornare nella mia nazione.

Io J.W Göthe,
amo sfidare tutte le imprese
e giurò su Dio che mai dovrà esserci per me memoria e gloria,

se non scriverò dei versi
con verità, giubilo e gioia,
dedicati all’Isola di Sicilia
e alla sua imperitura memoria.

Antonello Di Carlo