01Ravanusa (dal greco ‘raphanos’ che significa radice) è un comune situato nell’entroterra agrigentino, al limitare con la provincia di Caltanissetta. Essa è conosciuta anche con il nome di ‘città del Monte Saraceno’, ed era un importante snodo commerciale della zolfara Trabia-Tallarita.

Sull’altura del monte era infatti presente una città, ma non la moderna Ravanusa, bensì un villaggio greco e, precedentemente, sicano. L’abitato, eretto tra l'VIII e il VI secolo a.C., era inizialmente composto da capanne a pianta circolare, poi sostituito, a metà del VII secolo, con case a pianta rettilinea. Presso il Museo Archeologico “Salvatore Lauricella”, si possono ammirare i numerosi reperti che dal sito sono stati trasportati a Ravanusa: tra gli altri, vasi indigeni decorati, un otre in terracotta a forma di testuggine, il gorgoneion di un tempio, e un vaso su alto piede che asserviva ai riti religiosi. La parte alta della collina venne poi adibita alla costruzione dell’Acropoli greca, fino al terrazzo inferiore e alle mura, che circondavano il vero e proprio centro abitato, presente solo fino alla metà del IV secolo; l’Acropoli dell’antica città, che si supponesse avesse il nome greco di Kakyron, o Maktorion, resistette solo fino ai primi anni del III secolo a.C. Ai piedi della collina, nella zona prospicente il fiume Salso, sorgeva invece la necropoli.

Il centro abitato di Ravanusa non risale a prima del Medioevo. Quando Ruggero d'Altavilla conquistò Agrigento e il territorio circostante, la leggenda racconta che si ritrovò a Ravanusa per volere della Vergine, che gli aveva indicato l’albero di fico, nei pressi del quale avrebbe trovato il monte che gli avrebbe dato in dono l’acqua necessaria per abbeverare i suoi soldati e i suoi cavalli, provati dal caldo estivo. Era il 1086 quando Ruggero e la sua truppa rinvigorita, riprese il viaggio e sconfisse l’esercito saraceno. Vicino al fico, fu edificato il primo tempio cristiano in onore alla Madonna del Fico e del Fonte, e da questa leggenda nacque anche il nome del paese, ribattezzato con il toponimo di ‘Rivinuta’, ovvero acqua rinvenuta. Il feudo di Ravanusa, abitato dai primi Cristiani usciti indenni dalla battaglia contro i Mori, venne ceduto da Ruggero in persona a Salvatore Palmeri, che si era distinto durante la lotta. Il terreno finì poi nelle mani di Giovanni Andrea Crescenzo, nel 1449, che lo elevò a rango di Baronia il 30 dicembre del 1472. Una volta abolito il Feudalesimo in Sicilia, ed effettuata la confisca dei Palazzi nobiliari, Ravanusa poté essere conosciuto nel modo in cui è costituito oggi; la sua fondazione si fa risalire a Giacomo Bonanno, che lo volse in comune con licentia populandi del 1616.

Gli abitanti del comune di Ravanusa vengono soprannominati ‘ncacinati’, perché in quanto lavoratori delle miniere, tornavano sempre imbiancati, ovvero tutti ricoperti di calce. È a questa Ravanusa che si riferì Giovanni Verga nella sua novella “Nedda”; giovane raccoglitrice di olive che lavorava nei pressi di Viagrande, località in provincia di Catania.
Una curiosità: tra Agrigento e Ravanusa, per molti anni vi fu un solo collegamento, che passava tramite la strada vecchia di zona Bifara; negli Anni Settanta, il Ministro agrigentino Salvatore Lauricella fece costruire l’omonimo ponte intitolato al padre, che rese la viabilità più scorrevole e sicura.

Autore | Enrica Bartalotta