PALERMO – Reo confesso di 4 omicidi ma non va in galera, ecco spiegato il perché

L’uomo si è autoaccusato di aver commesso quattro omicidi. Ha anche ammesso di aver preso parte ad un agguato in cui rimasero ferite tre persone. Ma in Italia, a Palermo, non può essere processato perché “l’estradizione dalla Germania fu concessa per altri motivi, che nulla hanno a che vedere con questi fatti”.

Così il primo passo del grande processo che dovrà subire Daniele Sciabica di Agrigento, non avrà luogo per “mancanza delle condizioni di procedibilità”

La decisione è stata presa dal Gup del Tribunale di Palermo, Guglielmo Ferdinando Nicastro, che ha accolto la formula difensiva dall’avvocato Monica Genovese, difensore del collaboratore di giustizia Sciabica.

Secondo la giustizia italiana, il 4 volte omicida non potrebbe pagare il suo salatissimo conto con la giustizia. Nonostante reo confesso di 4 omicidi di un certo calibro della mafia agrigentina:

Si tratta di Gerlando Messina, zio di Gerlandino, avvenuto nell’agosto del 1985; Giuseppe Messina, padre dell’ex capo provincia, compiuto nel luglio del 1986; Antonio Messina, nonno di Gerlandino, ucciso a Realmonte il 5 agosto dello stesso anno e Pietro Gambino, ammazzato dal clan Grassonelli il primo ottobre del 1988.

Non solo omicidi ma anche agguati. In particolare uno, finito male, in cui si salvarono per errore, tre persone: Domenico Gambino, Alfonso Cutaia e Salvatore Cucchiara.

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