Foto di roberto di girolamoLa Riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala è un’area protetta realizzata nel 1984, che racchiude i tratti costieri e marini posti sotto le competenze del Comune di Marsala.

La riserva si estende dunque presso le acque del cosiddetto ‘Stagnone’, una zona lagunare che interessa l’area marina compresa tra capo San Teodoro e capo Lilibeo, incluse le quattro isole che ne sono lambite. L’ambiente è dunque piuttosto particolare, unico per formazione idrogeologica ed ecosistema ospitato. Le acque basse (di circa 1-2 metri) che caratterizzano lo Stagnone, sono infatti calde e particolarmente salate, a causa del curioso fenomeno delle correnti che con spostamenti dei banchi di sabbia sottomarini, ha dato vita all’Isola Grande, impedendo così a questa zona, il normale ricambio dell’acqua.

Le zone della riserva sono dunque popolate da particolari specie vegetali in grado di adattarsi ad un ambiente così particolarmente ostile; piante definite xerofite, capaci anche di resistere a lunghi periodi di siccità: come la suaeda, l’atriplice, il limonio delle saline, e il giglio di mare. Una menzione spetta ai rari endemismi dell’Anemone palmata, presente solo sulle coste sabbiose dello Stagnone e della Sardegna, e della Calendula maritima, di cui si trovano ceppi anche presso l’Isola Grande (o Isola Lunga).

L’Isola Lunga è nata dalla fusione di cinque piccoli scogli originari; si pensa che sia nata per effetto delle correnti, che muovendosi, hanno spostato i banchi di sabbia sottostanti, formando mucchi in grado di generare una vera e propria striscia, lunga quasi 1.200 chilometri, e a forma di ‘L’, che ha chiuso il tratto di mare prospicente la zona costiera di Marsala. Ma la piattaforma può anche essere dovuta alle attività della salina, oggi abbandonata, che veniva sfruttata già in epoca fenicia, e che costituì la fortuna della famiglia Adragna, la quale fece di Trapani uno dei più ricchi poli agroalimentari siciliani, grazie alle sfruttamento e alla commercializzazione del sale marino. Sulla sua superficie, una volta feudo degli Altavilla da cui originariamente prendeva il nome, si estendono anche un bosco e alcune spiagge di sabbia fine.

Di fronte alla zona più a Nord dell’Isola grande, si estende la piccola lingua di sabbia che forma l’isola di Santa Maria, la quale prende il nome dal Santuario di Santa Maria Valleverde. Più a Sud sorge l’isolotto tondeggiante di San Pantaleo, o Mozia, che ancora oggi ospita le fortificazioni dell’antica città omonima, Patrimonio dell’Umanità dal 2006, costruita dai Fenici nell’VIII secolo a.C., conseguentemente all’arrivo in Sicilia dei Greci. Sul suo territorio, sono state rinvenute anche alcune tracce di epoca greco-romana, appartenenti a dimore e ville patrizie. Nel periodo medievale, l'isola fu donata dai Normanni all'abbazia di Santa Maria della Grotta di Marsala; sulla sua superficie si insediarono poi i monaci basiliani di Palermo che diedero all’isola il nome con cui oggi è conosciuta. Nella seconda metà del XVI secolo, l’isola passò ai Gesuiti e successivamente, nel Settecento, divenne un feudo di proprietà del notaio Rosario Alagna di Mozia. A partire dal secolo scorso, l’Isola di San Pantaleo è di proprietà della famiglia Whitaker, di cui fa parte anche l’omonimo museo che ospita i reperti della città antica, la maggior parte dei quali furono rinvenuti proprio su iniziativa dell’archeologo britannico Joseph Whitaker.

Accanto a Mozia, a pochi chilometri dall’Isola Grande, sorge La Schola o Scuola. La più piccola delle quattro isole dello Stagnone, prende il suo nome da una scuola di retorica costruita durante il periodo della dominazione romana di Sicilia. Oggi, sulla sua minuscola superficie ellittica di 80 metri per 50, si trovano tre edifici degli anni Trenta e una cisterna in stato di abbandono.
All’imboccatura Sud della Riserva, è possibile visitare l’idroscalo di Stagnone-Marsala, un aeroporto dell’Aeronautica Militare utilizzato soprattutto negli anni Trenta come luogo di ammarraggio dei velivoli, in particolare degli idrovolanti.

Tutta la laguna è costeggiata da saline che forniscono un panorama spettacolare; distese bianche dai riflessi rosati che brillano al sole, disposte a scacchiera lungo un’area che ricopre un totale di circa 2.000 ettari. Lungo la Strada Provinciale 21, che corre tra Marsala e Trapani, è possibile visitare ancora queste formazioni, che tanto furono importanti per l’economia della provincia e dell’Isola. In particolare, in località di Nubia, area gestita dal WWF, oasi naturale di ben 171 specie di uccelli, accolgono i turisti il Museo del Sale, e un mulino a stella cinquecentesco, rimesso a nuovo proprio per mostrare l’antica attività di estrazione del sale marino.

Autore | Enrica Bartalotta

Foto di roberto di girolamo