Euno era uno schiavo siriano che guidò la rivolta servile che scoppiò nella città di Enna nel 139 a.C.
A Euno la città ha dedicato una statua in bronzo, sita presso il Castello di Lombardia.

A quel tempo l’Isola era di proprietà dei Romani, che chiedevano ai contadini quote così alte del raccolto, che spesso molti di loro furono costretti in schiavitù, per poter ripagare i proprietari del grosso debito che contraevano. Gli schiavi divennero però così tanti, che ben presto si formarono bande incontrollate di cittadini liberi, che arrivarono anche ad assaltare i mercanti.
La rivolta, in particolare, esplose nelle terre del possidente Damofilo, per mano di Euno, di cui ci sono state pervenute le gesta soprattutto tramite il Diodoro Siculo. Euno era un contadino ridotto in schiavitù nei pressi di Enna. Quando Damofilo fu ucciso, Euno fu proclamato re, e organizzò la sua corte sul modello di quelle ellenistiche. Da questo momento in poi, lo schiavo venne conosciuto con il nome di Antioco, nome comune nella dinastia siriana dei Seleucidi, e fondò un suo dominio durante il quale coniò anche monete con la sua effigie. Euno sosteneva la propria regalità mediante presunti contatti con la dea siriaca Atagartis, che gli sarebbe apparsa in sogno.

L’insurrezione giunse fino al mandriano Cleone, che, dopo aver sollevato i siciliani ridotti in schiavitù nella zona di Agrigento, riconobbe Euno come re. L’esercito ribelle entro in Morgantina, città sicula poi greca, e Taormina, raccogliendo sulla strada nuovi soldati, fino ad arrivare a formare una legione di ben 200.000 uomini. La rivolta passò dunque da sommossa di tipo servile a una vera e propria guerra di liberazione siciliana, vera antesignana dei Vespri: l’esercito costituito dagli ex schiavi, sconfisse più volte le legioni romane. Quando la guerra in Lusitania fu sospesa, il console Publio Rupilio fu inviato in Sicilia per sedare le rivolte, ma i siciliani accorsero a Messina per difendere la Porta. Circa ottomila isolani persero la vita nella Battaglia dello Stretto, per impedire l’ingresso in città dei Romani, i quali riuscirono a espugnare l’imponente difesa messa a segno dai cittadini, crocifiggendo altre 8.000 persone.

A Taormina, Pisone non riuscì a superare le difese naturali della città; Rupilio promise loro la salvezza ma non fu di parola: dopo essere entrato in città fece precipitare tutti i cittadini giù dalla rupe. Ad Enna fu compiuta la più grande strage che la Sicilia ricordi: 20.000 cittadini furono massacrati presso il Castello, oggi un’imponente fortezza tra le più grandi d’Italia. Euno fu quindi catturato e rinchiuso in carcere a Morgantina, dove morì nel 132 a.C.

Autore | Enrica Bartalotta