Esiste un sentimento che i portoghesi chiamano "saudade", mancanza, tristezza, nostalgia. Pare che questo sentimento, come tutti, ci colga quando risvegliato da una sensazione.  Lui sta lì, basta un'immagine, un sapore, un odore e ci lasciamo irretire placidamente.

Un limone, un giornale, un quadro, una bolletta.

Un cortile di mattonelle rosa dove non cammini più, un vigneto ieri amico oggi estraneo, una spaziosa terrazza interamente sgombra, non un vaso, le uniche piante che la popolano sono le erbacce che crescono fra le piastrelle bianche e verdi.

Cinque copie del Giornale di Sicilia, un'incomunicabilità dalla nascita, tanti amici che non riescono a considerare la morte come una nuova vita. 

Chi accentua la commozione, chi la controlla, chi sa che lui non avrebbe gradito esagerazioni di sorta, chi lo conosce solo ora e, per un eccesso di pudore, non gli stringe la mano. Una presentazione semplice e veloce, un lieve cenno con la testa.

Si sa, la tragedia privata spesso sfuma in dramma collettivo, non cito gli amici stretti perché come disse uno di loro " per noi Giovanni è stato un pezzo di famiglia ".

Con l'adrenalina degna delle migliori occasioni vaghi per la casa come se dovessi assolutamente andare da qualche parte, così incontri un collega che ti guarda con aria mesta e ti dice " 30 anni di lavoro insieme, un uomo fantastico " e nel frattempo cerca di capire che ci stai a fare tu lì, magari provando a metterti un po' in imbarazzo. 

Forse non sa che non sei minimamente a disagio, ma ti strappa un sorriso e ne hai bisogno.

 

Fine anni ’60 primi anni ’70, Giovanni lavora al giornale L’ora. Comincia a sedici anni, non è ancora diplomato. Il quotidiano della sera è alla fine, i giornalisti che lo popolano sono all’inizio. Giuliana, Mario, Roberto, Salvo, sono tutti là. Giovani, sfrontati, impegnati, di sinistra. Nessuna voglia di chinare il capo, nessuna omertà, la giustizia, come la vita, va presa di petto. La mafia, come scrive M. Genco ne  “ Il delegato “ ha perso una  “effe”, ma per il resto è integra come una colonna marmorea. Si vuole indagare di più, scoprire la verità. La sera si smette di lavorare, ma si continua la ricerca ai perché. Poi un incontro, una donna, una carriera, una famiglia.

Un telefono che suona, un lavoro che chiama, una notizia imperdibile, le ragioni per spezzare un discorso sul nascere sono molteplici.

"A megghiu parola è quella che non si dice" Giovanni sembra conoscere bene questo proverbio . Eppure come scordare il babbio di quando ero piccolo e lui chiamava a casa, a Torino, rispondevo e sentivo dall'altra parte " sto parlando con lo scimunitello vero?  " e io " Chi è? ".

Gusto per la parola non significa gusto per il parlare e l'umorismo necessita un filtro e un dosatore; chi scherza sempre, scherza troppo.

Un motto di spirito, un sentimento nostalgico, un amore irrazionale.

 

Davanti a un tg, in religioso silenzio, io e Cora mangiamo pasta con le zucchine, Giovanni si concede solo un filo d'olio, unico condimento ammesso.

Una notizia politica irrompe nella cucina e il silenzio si rompe come una collana di perle che si infrange sul pavimento.

Penso, parlo, esprimo un dissenso che non riesco a tenere per me. Anche se quasi nessuno ci crede spero di essere confutato, la confutazione è catarsi massima .

Mi sento puro, la discussione si fa accesa, forse avevo anche ragione, non mi interessa.

Giovanni non è più il giovane comunista e sfrontato de  L'ora , ma la malattia lo ha addolcito, ha smosso il suo principio di mutezza, ha limato la sua intransigente razionalità, questo sì, mi interessa.

 

Forse per un senso del dovere superiore alla media e quasi per un timore dell’ozio,  Giovanni non ha mai smesso di lavorare, nemmeno negli ultimi giorni della sua vita. Se gli parlavi di pensione gli veniva come una fitta, ti guardava veloce e diceva “ lasciamo stare, lasciamo stare..”

Da un certo punto di vista ha avuto fortuna, in pensione non c’è mai stato e non è per consolarci che dico che veramente non avrebbe gradito.

I giorni di vacanza sono pochi e vanno vissuti intensamente. Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, gli altri classici inderogabili e poche ferie estive.

Un sobrio amore per il mare lo portava a Linosa, una passione per la campagna a Piconello.

Questa passione per la campagna si tramuta in passione per galline e pulcini. Un bastone in mano come avvertimento per i cani e si aprono i cancelli. Gialli, piccoli pulcini passeggiano con Giovanni nel retro del garage.

 L’indomani andrà a Patti da amici o a pescare.

 

 Omaggio al giornalista Giovanni Rizzuto

                                                                                           

di Bernardo Bertenasco  (suo nipote)