Ma la Sicilia non è solo barocco, nella città di Palermo e dintorni, ad esempio, sono sorte molte strutture che fanno parte della corrente del cosiddetto Liberty, il cui esponente più importante fu Ernesto Basile.

Figlio dell’architetto Giovan Battista Filippo, Ernesto diede un nuovo volto alla Sicilia e alla città di Palermo in particolare. Su richiesta si Ignazio Florio, nel 1908 intervenne infatti sulla struttura di Villa Igiea, arricchendone la facciata e gli interni, caratterizzati da un austero stile neogotico che non piaceva al Florio. Una menzione la merita sicuramente l’affresco che orna la Sala del Basile, con tre ragazze seminude dipinte tra gli iris, i papaveri e i melograni, e le decorazioni di Ettore De Maria Bergler. Qualche anno prima, nel 1899, Vincenzo Florio commissionò al Basile l’edificazione dell’omonima villa, ornata da imponenti scale, archi e torrette. Ogni piano, a cui era dedicata una specifica funzione, presentava gli arredi lignei del Basile. Nel 1962, la struttura venne danneggiata da un impetuoso incendio; dopo essere stato restaurato, l’edifico ospita una delle sedi della Regione Sicilia.
Nello stesso anno, Basile si interessò ai lavori di ampliamento di Villa Favalorio, opera del padre Giovan Battista Filippo, per cui edificò la torretta decorata con grappoli d’uva e foglie di vite.
Tra il 1903 e il 1904, Basile si occupò della realizzazione del Villino Ida, edificio su tre piani, completo di splendido giardino interno. Venne dedicato alla moglie, e rimaneggiato 8 anni più tardi.

Altre opere del Basile figlio sorte all’interno delle mura della città di Palermo, sono i chioschi che una volta venivano dedicati alla vendita di bevande fresche e refrigeranti, come l’acqua e zammù. Primo fra tutti: Chiosco Ribaudo; sito in Piazza Ruggero Settimo, è un’opera del 1894 in ferro battuto e muratura, caratteristico soprattutto per il suo particolare accoppiamento cromatico. Dalla parte opposta sorge il Chiosco Vicari, del 1897; un’edifico bicromatico torreggiante, con elementi strutturali e decorativi tipici dell’architettura andalusa e coloniale vittoriana.
Il Chiosco Ribaudo che sorge in Piazza Verdi, a pianta quadrangolare come il suo predecessore, è in realtà una sua copia in cemento armato, realizzata nel 1916, a commemorare il chiosco originario che venne posto, per volere del Basile, in riferimento alla struttura del Teatro Massimo. Andato perduto è l’orinatoio del Basile, una struttura molto in uso a quell’epoca, in cui si cimentarono anche i altri architetti del liberty; il chiosco di Armò sito in piazza Marina e quello di Lo Bianco sito in piazza San Domenico.

All’angolo con Via Ruggero Settimo sorge una piccola costruzione in cemento armato del 1916, realizzata in stile tardo-liberty, sempre dal Basile. L’edificio è caratterizzato da una planimetria cruciforme, e le decorazioni floreali tipiche dell’Art Nouveau sono scolpite in pietra di Biliemi.
Una delle strutture forse più note del Liberty siciliano, è sicuramente lo stabilimento balneare di Mondello. Realizzato su progetto dell’architetto Rudolf Stualker è un’ampia piattaforma unica nel suo genere, costruita a palafitte sull’acqua, inizialmente pensata per la città belga di Ostenda. Nell’area di Mondello sorgono inoltre almeno 300 villini in stile liberty, tra cui le note villa Tasca, villino Sofia, villino Barresi, villino Lentini. La maggior parte di queste è stata realizzata nei primi anni del Novecento.

Basile in particolare, si occupò anche dei lavori di completamento del Teatro Massimo di Palermo, realizzati su progetto di suo padre, dell’edificazione di Casa Utveggio e di Cappella Lanza di Scalea, tanto per citarne alcuni. L’architetto palermitano venne anche contattato per la costruzione di molti altri edifici, soprattutto civili, sia in stile liberty che neoclassico, siti non solo sull’Isola ma anche in altre località della Penisola: tra gli altri ricordiamo Villa Florio e Villa Ximenes a Roma, Palazzo Bruno di Belmonte a Ispica, il Palazzo municipale di Licata e il Padiglione Florio, realizzato per l’Esposizione Universale di Milano, del 1906.

Autore | Enrica Bartalotta

Foto di Salvatore Di Blanda, Vincenzo Mallo

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