Le sigarette elettroniche portano con sé delle cattive abitudini. O forse sarebbe meglio dire mode, alquanto pericolose peraltro. Si tratta del dripping, cioè inalare i vapori prodotti dal gocciolamento della nicotina liquida direttamente sulle bobine di riscaldamento della e-cig. Lo scopo è quello di ottenere nubi di vapore più spesse e dal gusto più forte. Secondo un'indagine dello Yale Cancer Center, negli Stati Uniti almeno un liceale su 4 fra quelli che fumano sigarette elettroniche l'ha provata.

Lasciando gocciolare il liquido direttamente sull'elemento "riscaldante" della sigaretta elettronica secondo i ricercatori ci sarebbe il pericolo di aumentare l'esposizione a tossine e nicotina. Gli scienziati sottolineano che potrebbero sprigionarsi anche altre sostanze chimiche nocive, tra cui la formaldeide. Lo studio di Yale, pubblicato sulla rivista "Pediatrics", è il primo che indaga la diffusione del "dripping" tra i teenager. 

Secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista "Annals of Internal Medicine" almeno dal punto di vista delle sostanze che provocano il cancro le sigarette elettroniche sono più sicure di quelle tradizionali. I ricercatori hanno studiato due gruppi di fumatori: in coloro che erano passati alle e-cig dopo sei mesi i livelli di tossine erano molto più bassi rispetto a chi aveva continuato con le bionde. I risultati, sottolineano gli autori dello studio, suggeriscono che "le e-cig, così come altri sostitutivi delle sigarette, sono molto più sicure di quelle convenzionali, e possono essere un supporto utile a lungo termine per quei pazienti che hanno difficoltà a smettere con altri mezzi".

Tuttavia anche nei liquidi che si inalano con le e-cig si possono trovare sostanze nocive. Lo ha evidenziato un altro studio recente: nei liquidi delle sigarette elettroniche di prima generazione sono stati trovati alti livelli di cinque metalli tossici (cadmio, cromo, piombo, manganese e nichel). "Non sappiamo se questi livelli sono pericolosi, ma la loro presenza è preoccupante e potrebbe significare che i metalli finiscono anche nell'aerosol che poi viene inalato",  spiega la coordinatrice dello studio Ana Maria Rule.