di Angela Marino
Negli ultimi anni, il carnevale è andato pian piano perdendo la sua importanza.
Non mi riferisco ai grossi carnevali , quelli con i carri, le sfilate e le varie manifestazioni pubbliche, ma al carnevale povero, quello di tutti, quello in cui ci si accontentava di poco per ridere  e divertirsi.
 Ricordo nella mia infanzia che nel periodo di carnevale tutta la vita si trasformava.
 Per esempio  nel mio paese c’era l’abitudine di rispondere a qualunque tipo di domanda , con un’espressione pressoché demenziale :”Lu cantaru”.
E poichè lu cantaru altro non era che un grande vaso di terracotta generalmente giallo che sostituiva il water allora ancora inesistente nei paesini, questo tipo di risposta creava un’atmosfera pseudovolgare decisamente carnascialesca.
C’erano anche altre filastrocche e tiritere scherzose che si ripetevano in questo periodo, ma devo ammettere che ero troppo piccola per potermene ricordare.
Ma la cosa più caratteristica del carnevale era quella di mascherarsi.
Gruppi di giovani si travestivano nelle maniere più buffe e la sera andavano in giro per le vie male illuminate del paese, seguiti da una scia di ragazzini, suonando e cantando e facendo chiasso. La gente si affacciava al balcone per vederli passare, e loro spesso entravano nelle osterie o nei bar o nelle case di amici e parenti , bevevano un bicchierino o mangiavano un dolcetto e riprendevano il giro del paese mezzo ubriachi tra scherzi e risate fragorose che qualche volta finivano pure in  sciarri (2 ) e scazzottate.
Ricordo che talvolta  nelle sere vicine al carnevale si evitava di andare in giro da soli per non fare incontri spiacevoli.
Ma c’erano soprattutto gruppi di mascarati più tranquilli che si travestivano  e, nel tardo pomeriggio, andavano in giro per le strade improvvisando  cortei o scenette: così non era raro incontrare una sposa con barba e baffi, o un gruppo di fantasmi, o antichi militari in divisa, o prelati…o altri personaggi divertenti.
Poi c’erano quelli, soprattutto ragazze o famiglie al completo, che si travestivano, facevano solo un breve giretto per farsi ammirare dalle varie famiglie del gruppo e poi si riunivano a casa di qualcuno di loro e passavano la serata a ridere e ballare al suono di pianoforti e chitarre o , chi la possedeva, di una machina parlanti (3 ) sostituita nel dopoguerra dal più moderno radio bar..
Anch’io, da ragazzina mi riunivo con le mie amiche , ci travestivamo da dame, da zingare, da contadine e chi più ne ha più ne metta e, a turno, passavamo la serata a casa di qualcuno dei nostri compiacenti genitori cantando le canzoni vincitrici dell’ultimo San Remo, ballando e ridendo…
Col passare del tempo, anno dopo anno, queste abitudini  purtroppo, sono cambiate e, il carnevale è diventato soprattutto una festa per i bambini: le scuole organizzavano recite e feste in costume, i posti di lavoro sfilate per i figli degli impiegati,  i comuni manifestazioni di bambini in maschera con premiazioni ecc.
In queste occasioni le famiglie s’impegnavano al massimo perché i loro figli figurassero bene di fronte agli altri: c’era chi comprava costosi costumi già confezionati e chi, invece, tirava fuori tutta la fantasia e l’abilità per confezionare qualcosa di inedito e spettacolare.
La domenica di carnevale si portavano i bambini in maschera nelle ville o nelle piazze, insomma nei luoghi dove potessero  farsi ammirare e incontrarsi e giocare con altre mascherine.
Così era possibile  ammirare mascherine  classiche: fatine, maghi, dame, principi, cow boys…o, dopo l’affermarsi della televisione, costumi ispirati ai cartoni animati più in voga: Braccio di Ferro, Aidi, Goldrake, Bob Aggiusta Tutto, i Bassotti…
Alla fine era di rito la foto in costume fatta nello studio fotografico…
Ora mi sembra che anche queste simpatiche abitudini siano pressoché scomparse: io abito a poca distanza da una scuola elementare e devo ammettere che da anni non incontro più bambini in maschera.
Qualche maestra continua ad organizzare qualcosa nelle sue classi, ma i bambini indossano i costumi sotto i cappotti o giubbotti e, nel breve tratto tra la macchina dei genitori e l’ingresso della scuola, tutto ciò che si può vedere è qualche gonna lunga svolazzante o qualche pantalone colorato.
N0TE: 1 – Le maschere di carnevale. Con l’espressione”carnalivari” letteralmente “levare la carne” , il dialetto siciliano rende perfettamente il significato etimologico della parola. 2 – Litigi, zuffe. 3 – Grammofono
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