È già stato definito senza peli sulla lingua un vergognoso attacco alla Sicilia. Ai suoi mali e al suo Statuto speciale. La filippica del giornalista Franco Di Mare su "Uno Mattina", programma di Rai Uno, ha fatto imbufalire diversi protagonisti dell'isola. Qui di seguito riportiamo per intero l'articolo del portale Sicilia Informazioni.

 

Il giornalista Franco Di Mare ha recitato una delle più dure requisitorie della storia dei tempi contro l’autonomia siciliana,addebitandogli di tutto. Ad arrabbiarsi sono stati gli indipendentisti di Sicilia Nazione, che presidiano lo Statuto da qualche tempo a questa parte. Per il resto silenzio. Ormai ci si vergogna a difenderlo, e non a torto. Tuttavia, il j’accuse talvolta è così velenoso e “incolto” da suscitare un istintivo bisogno di rompere il silenzio.

I fautori dello Statuto speciale, i padri dell’autonomia, infatti non ci sono più, e non possono fare sentire la loro voce. Loro ci credevano, non avrebbero potuto immaginare come sarebbe stato “trattato” sia da coloro che avrebbero dovuto servirsene sia da quanti l’hanno avversato sin dal primo istante, a Roma e a Palermo, addebitandogli, come ha fatto Di Mare, in via pregiudiziale, la causa di tutti i mali. Se potessero farsi sentire di sicuro ci chiederebbero di fare un distinguo fra la Carta costituzionale siciliana e il suo uso blasfemo.

Sparare sullo Statuto speciale della Regione siciliana e sull’autonomia è come sparare sull’autombulanza, non è più un gesto d’audacia. Anzi, è un po’ vile. Sia perché il plauso è scontato, sia perché soprattutto prendersela con le regole invece che con gli uomini non fa arrabbiare nessuno e, perciò, non c’è il timore che alcuno si senta chiamato in causa.

Il giornalista Di Mare ha mandato in onda la sua requisitoria su Uno Mattina, che non è l’Arena di Giletti: il linguaggio rude riservato all’autonomia siciliana non è perciò consueto, “stona” con l’ambiente e le consuetudini. Una stonatura che fa “pensare” a qualcosa di più che il malpancismo. Piuttosto un pregiudizio, perché la sete di Messina, le ferrovie sbrindellate, le strade che franano non sono addebitabili certo allo Statuto, ma a coloro che hanno sgovernato la Sicilia e il Paese. Strano, per esempio, che non venga assegnato alle istituzioni centrali alcun concorso di colpa, che passino inosservati venti anni, tanto per fare un esempio, di governo “padano”, che ha cancellato il Mezzogiorno d’Italia, e la Sicilia in particolare. Strano che non si faccia alcun cenno alle burocrazie romane, alle “locomotive” del nord che hanno dettato la politica economica, dei due tempi, grazie alla quale nella gerarchia dei bisogni c’è stato sempre, nelle segreterie politiche e sindacali, il Nord “tartassato” e “costretto a sfamare gli scansafatiche siciliani”.

Gli attacchi allo Statuto, così rozzi e disinformati, sono una riproposizione di vecchi pregiudizi,illustrati in forma riveduta e corretta, con l’aggravante della viltà, dato che si lanciano accuse contro le regole e le istituzioni piuttosto che contro coloro che le tradiscono.

Il servizio pubblico, che Di Mare rappresenta in Uno Mattina, non avrebbe potuto permettersi di fare nomi, questa è la verità. Ma anche la requisitoria più efficace e condivisibile, priva di imputati in carne ed ossa, promuove l’assoluzione dei colpevoli, invece che la loro condanna politica.

Gli indipendentisti di Sicilia Nazione hanno annunciato di volere segnalare alla Commissione di Vigilanza della Rai la rubrica “Sarò Franco” del giornalista Di Mare. “È stato un attacco violento”, denunciano, “sferrato da una trasmissione del servizio pubblico contro una norma della Costituzione repubblicana, un fatto gravissimo”.

Strada che non spunta.