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Forse a breve anche la vite ad alberello di Pantelleria potrebbe entrare a far parte della lista dei Patrimoni Immateriali dell’Umanità UNESCO.

La caratteristica coltivazione dell’isola, dai cui grappoli si ricava il prezioso liquido del Moscato e del Passito, potrebbe infatti ben presto fare compagnia all’Opera dei Pupi, unico patrimonio siciliano e italiano, orale e immateriale, entrato a far parte della preziosa lista dell’UNESCO nel 2008, dopo la prima proclamazione avvenuta nel 2001.

La vite ad alberello è una tipologia d’impianto particolarmente diffusa in tutta l’area del bacino del Mediterraneo: dalla Francia alla Spagna, dalla Grecia al Nordafrica, fino ad alcune regioni della Germania caratterizzate da basse temperature. È una soluzione perfetta dunque per tutti quei territori a clima arido, sia caldo che freddo, in quanto è proprio la rigidità e la mancanza di umidità ad influenzare negativamente la vite e quindi le caratteristiche del vino che se ne ricava.

Viene utilizzata ad esempio per coltivare il Sangiovese e il Carignan; molti sono anche gli alberelli a potatura mista utilizzati ancora oggi in Sicilia orientale e Sardegna, e diversi sono gli alberelli a potatura corta che popolano le zone agricole di Puglia e Calabria. A Pantelleria, la vite ad alberello non supera i dieci centimetri d’altezza, e viene utilizzata per allevare prevalentemente lo Zibibbo.

Uva importata dai Fenici ma terrazzamento introdotto dagli Arabi, che non si scoraggiarono di fronte alle ardue condizioni climatiche dell’isola, ma che anzi capirono immediatamente le potenzialità del terreno e ivi introdussero la caratteristica coltivazione pantesca che ha portato, nel 1971 prima e nel 2000 poi, all’applicazione del bollino D.O.C. ai vini che se ne ricavano, ovvero il Moscato e il Moscato Passito.

«La pratica agricola di Pantelleria rappresenta un esempio unico nel suo genere di coltivazione della vite, tramandatasi di generazione in generazione nella comunità pantesca», questo il giudizio espresso alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.
Un giudizio però che è soltanto preliminare.

Occhi dunque puntati su Parigi tra il 24 e il 28 novembre di quest’anno, quando il Comitato intergovernativo della Convenzione UNESCO sarà in grado di deliberare definitivamente; per il momento infatti, il vitigno ad alberello ha superato soltanto la prima selezione, sarà il Comitato in questione a decidere se potrà o meno rientrare nella preziosa lista, che premierebbe per la prima volta al mondo una pratica agricola.

Autore | Enrica Bartalotta